Souvenir di Kyoto popolari tra i turisti stranieri

November 20, 2018

Recentemente è aumentato il numero dei turisti che visitano Kyoto, e Kyoto è diventata una delle città più popolari del turismo internazionale. A Kyoto si possono vedere spesso turisti stranieri che fanno spese nei negozi di souvenir tipici. Eravamo curiosi di sapere che tipo di souvenir fossero popolari tra gli stranieri, quindi abbiamo deciso di indagare.
A Kyoto ci sono principalmente quatro tipi di souvenir molto popolari.

Il primo è un tipo di asciugamano chiamato tenugui. Alla stazione di Kyoto ci sono tanti negozi di souvenir, ma quello che vende gli asciugamani tenugui è il più affollato di tutti, e da questo abbiamo dedotto che i tenugui piacciono molto ai turisti. Inoltre i turisti che abbiamo visto nel negozio erano quasi tutti stranieri, quindi possiamo dire che i tenugui sono più popolari fra gli stranieri che fra i giapponesi. La ragione probabilmente è il fatto che gli asciugamani sono decorati con disegni giapponesi tradizionali che attirano gli stranieri, e sono veramente belli e utili. Inoltre non sono cari, costando circa 1000 yen.

 

Il secondo è un coltello da cucina, venduto da un negozio Aritsugu. Questo negozio ha 450 anni di storia, e per questo è molto famoso sia in Giappone sia all’estero.
Oggi la cucina giapponese è conosciuta in tutto il mondo, quindi alcuni stranieri vengono a comprare il coltello di Aritsugu.

Il terzo sono i biscotti all tè verde chiamati Cha-no-ka. Sono molto particolari perché sono fatti con tè verde e cioccolata bianca. Sono anche molto rari, dal momento che si possono trovare solo a Kyoto.

L’ultimo dei souvenir di Kyoto preferiti dai turisti stranieri sono i ventagli tradizionali. In genere si usano quando si indossa il chimono in estate. Sono utili e al tempo stesso rappresentano la cultura giapponese tradizionale.

 

 

 

 

 

 

Secondo noi, agli stranieri interessa la cultura giapponese perché tutti i regali hanno un rapporto con la cultura. Pensavamo che i turisti comprassero cosmetici, cibi o elettrodomestici, ma abbiamo scoperto che non è così. La nostra indagine è stata molto interessante e abbiamo scoperto tante cose nuove. Vorremmo sapere qualcosa in più!

Nishijin

Nishijin è il nome con cui sono comunemente conosciuti diversi tipi di tessuti tradizionali di Kyoto. È il nome di una zona della città a ovest del palazzo imperiale, nel quartiere di Kamigyoku. Sebbene non sia un’area amministrativa designata, fin dai tempi antichi in questa zona si sono radunati i tessitori della città. In particolare, i laboratori tessili si sono diffusi a Nishijin dopo la Guerra di Onin (1467-1477), durante la ricostruzione successiva alla devastazione della città causata dalla guerra. Anche il nome Nishin ha origine nel periodo della Guerra di Onin

I nomi “Nishijin” e “tessuti Nishijin” sono marchi registrati presso l’Associazione degli Artigiani Tessili di Nishijin (陣織工業組合Nishijin Textile IndustryAssociation).

 

La produzione dei tessuti Nishijin

Si tratta di tessuti fantasia tinti in cui i disegni sono ottenuti intrecciando fili colorati. Prima della tessitura sono sottoposti a vari processi di lavorazione, la maggior parte dei quali sono affidati a specialisti di ogni singolo processo. La produzione si suddivide nelle fasi di pianificazione, preparazione delle materie prime, preparazione dei macchinari, tessitura e finitura. Con i tessuti Nishijin vengono prodotti vari articoli: kimono, cravatte, ombrelli, ecc.

I tessuti Nishijin sono definiti come prodotti tessili tinti ottenuti con metodi di lavorazione graduali. Sono prodotti vari tipi di tessuti di seta, quali spelling (legatura), broccato, castagna (dente di leone), Zhu Shin (Shuchin), kasuri, pongee, ecc. Questi tessuti che utilizzano filati multicolori di alta qualità sono estremamente raffinati e decorati con splendidi motivi.

 

Al giorno d’oggi ci sono molte iniziative per fare conoscere e diffondere i tessuti di Nishijin

L’Associazione degli Artigiani Tessili di Nishijin è impegnata in varie attività di pubbliche relazioni che coinvolgono sia i produttori sia i consumatori. Le iniziative principale sono la composizione e pubblicazioni di vari materiali informativi, quali grafici, opuscoli, mappe, annuari.

A Nishijin si possono visitare Nishjinkaikan Orinasukan, un museo dei tessuti Nishijin dove sono esposti tanti tessuti e capi di abbigliamento antichi e moderni, e si può vedere come vengono prodotti, nonché fare esperienza diretta del processo di produzione. Nishijinkaikan è specializzato nei tessuti Nishijin, ma a Orinasukaikan si possono vedere anche altri tipi di tessuti giapponesi.

http://nishijin.or.jp/eng/ (in inglese)

http://orinasukan.com/ (in giapponese)

 

Le mie scarpe sportive in tessuto di Nishijin

 

 

Borse in tessuto di Nishijin

 

 

 

Nishijinkaikan

Kyo-yuzen

La storia di kyo-yuzen
Yuzen è una tecnica tradizionale per realizzare disegni ornamentali su tessuti per kimono. Ci sono varie tradizioni di yuzen che prendono il nome dalle zone d’origine, ad esempio Tokyo-yuzen  e Kaga-yuzen, quest’ultima tipica di Kanazawa. Kyo-yuzen, la tecnica yuzen di Kyoto, è la più antica e la più famosa. Si dice che i disegni creati con la tecnica kyo-yuzen rendano la vita più ricca e interessante.
Al giorno d’oggi i tessuti lavorati con kyo-yuzen sono prodotti principalmente nella prefettura di Kyoto, in partcolare nelle città di Kyoto, Uji, Kameoka, Joyo, Muko, Kumiyama.
Si dice che Kyoyuzen sia nato nell’era Genroku del periodo Edo. Prima dell’era Genroku venivano usate varie tecniche di decorazione dei tesuti a ricamo e laminazione, ma tale tecniche erano considerate troppo lussose e perciò furono vietate in base a leggi suntuarie, cioè leggi contro il lusso eccessivo, promulgate dallo Shogunato (il governo del Giappone premoderno). La tecnica kyo-yuzen nacque proprio per sostituire le tecniche vietate, e il nome derivava dal nome del primo artigiano che utilizzò la tecnica, Miyazaki Yuzen (1654-1736), un pittore di ventagli di Gion. Ci sono due varianti principali della tecnica kyo-yuzen, la tecnica del disegno a mano e la tecnica del disegno a stampo, quest’ultima introdotta da Hirose Jisuke (1822-1890).

tessuto kyo-yuzen

Kimono kyo-yuzen

 

L’esecuzione di kyo-yuzen
I tessuti di seta sono tinti a mano o a stampo, e per i disegni più complessi ci sono fino a 14 fasi di lavorazione, ognuno affidato ad artigiani specializzati. Gli stampi di carta utilizzati sono molto elaborati e variopinti.

Caratteristiche
Per i disegni kyo-yuzen sono preferiti colori di tonalità tenue, di cui spesso è difficile capire il colore di base, applicati con grande cura e precisione per ottenere un risultatato elegante e sontuoso. I motivi ornamentali sono motivi tradizionali stilizzati, e oltre al colore vengono utilizzate anche altre tecniche quali ricami e lamine d’oro.

Miyazaki Yuzen
La tecnica originaria di disegno a mano è nata attorno alla metà del periodo Edo ad opera di Miyazaki Yuzen, che utilizzò la tecnica per decorare ventagli e gli indumenti tradizionali leggeri kosode. Miyazaki pubblicò un campionario di disegni che ha contribuito alla diffusione della tecnica.

Hirose Jisuke
All’inizio del periodo Meiji Hirose Jisuke creò una nuova tecnica kyo-yuzen, riuscendo a sviluppare una tecnica di disegno a stampo, utilizzando stampi in carta e colla per applicare i motivi ornamentali su tessuti crêpe.

 

Un disegno kyo-yuzen fatto da me

 

The Kimono Forest of Arashiyama, un’esibizione all’aperto di tessuti kyo-yuzen

I tessuti di Nishijin

Abbiamo fatto una ricerca sui tessuti di Nishijin, uno dei prodotti artigianali tradizionali di Kyoto.
Nishijin ha una lunga storia, e la produzione di tessuti tradizionali giapponesi si può fare risalire al periodo Kofun.

A Kyoto non esiste un’area ufficialmente chiamata Nishijn. Nishijin è il nome informale di un’area di circa tre chilometri quadrati, delimitata a nord da via Kitaooji, a sud da via Marutamachi, a est da via Karasuma, e a ovest da via Nishioji. In questa zona sono riunite le ditte artigianali che producono i tessuti noti come Nishijin, e vi si producevano tessuti sin dal periodo Heian. Furono i funzionari del periodo Heian chiamati Oribe no Tsukasa, responsabili dei tessuti usati a corte, a fare radunare gli artigiani tessili più capaci, dando originane alla tradizione di Nishijin.

II tessuti di Nishijin sono tessuti broccati ottenuti intrecciando fili tinti multicolori, e il loro fascino sta nel fatto che i fili policromi permettono la realizzazione di bei motivi ornamentali. La loro produzione richiede una tecnica estremamente raffinata ed è molto lunga e laboriosa, ed è  per questo e per la loro lunga storia che godono di grande fama.
I tessuti di Nishijin sono utilizzati per adornare i carri che si utilizzano al festival di Gion, il più importante festival religioso tradizionale di Kyoto, che è un elemento importantissimo della cultura tradizionale della città,  e questo ha contribuito a renderli una delle arti tradizionali più famose di Kyoto.

Ci sono 12 tecniche fondamentali di tessitura Nishijin, ma ve ne presentiamo tre esempi rappresentativi.

1. Tsudzuri (legatura)
Per delineare il motivo ornamentale con i fili, si intrecciano i fili dell’ordito con un filo della trama da tre a cinque volte più denso dei fili dell’ordito.

2. Tatenishiki (broccato ordito)
Sia il motivo sia lo sfondo broccato sono ottenuti letteralmente usando solo i fili dell’ordito. Se, per esempio, si tratta di un tessuto in tre colori si intrecciano insieme tre fili dell’ordito di tre colori per ottenere un filo multicolore, e in seguito si intrecciano tali fili multicolori per creare il disegno del tessuto.

3. Mojiriori (tessitura intrecciata)
Normalmente i tessuti broccati si ottengono intrecciando i fili dell’ordito paralleli tra loro ad angolo retto con i fili della trama, ma nella tecnica mojiriori si varia la posizione dei fili o dell’ordito a destra e a sinistra rispetto ai fili della trama, in modo da creare degli spazi fra i fili della trama..

Anche se questi e altri tessuti sono chiamati collettivamente tessuti di Nishiki, il modo di produzione è diverso, e questo permette la creazione di una gran varietà di motivi ornamentali.
Ai turisti stranieri che vogliono vedere i tessuti di Nishiki per conscere ed esperire la cultura tradizionale del Giappone e di Kyoto raccomandiamo di visitare Nishijin Ori Kaikan (Nishijin Textile Center).

  • kimono

Soware, caffè retrò a Kawaramachi

Yuji Yamazaki, Yuto Masuda

 

Si dice che le caffetterie abbiano avuto origine nell’Italia del 17° secolo.

Lo scopo originario era quello di vendere caffè, ma col tempo si sono trasformate in locali per passare un po’ di tempo in relax.

 

Storia delle caffetterie giapponesi

In Giappone il primo locale in cui poteva bere caffè fu aperto nel 1888, e in seguito, grazie alla diffusione delle abitudini alimentari occidentali, apparvero numerose caffetterie.

L’importazione di caffè, che era considerato un bene di lusso, fu completamente proibita durante la seconda guerra mondiale, e molte caffetterie furono costrette a cessare l’attività.

Tuttavia dopo la fine della guerra il numero delle caffetterie tornò a crescere.

Negli anni ’70 i popolari videogiochi di Space Invaders cominciarono a essere collocati nelle caffetterie, e di conseguenza gli studenti cominciariono a frequentarle in gran numero.

Siccome molti studenti passavano troppo tempo a giocare ai videogiochi e non studiavano, ci furono addirittura scuole che inserirono nel regolamento scolastico clausole che vietavano esplicitamente agli studenti di mettere piede nelle caffetterie.

L’esigenza di risparmiare tempo ha portato col tempo alla nascita e alla rapida diffusione di caffetterie self-service, come la catena Caffè Doutor, popolare nella regione del Kansai in cui si trova Kyoto.

Anche i minimart hanno cominciato a vendere caffè da consumarsi sul luogo, tra cui il caffè freddo da bere d’estate che sta diventando sempre più popolare.

 

Soware (ソワレ)

Soware è una delle caffetterie nate nel dopoguerra, essendo stata aperta nel 1948.

Il nome rende nella fonetica giapponese il francese soirée, che significa “serata”.

Una delle caratteristiche del locale è l’illuminazione blu dell’interno, pensata per fare risaltare la bellezza delle donne, sulla base dei risultati delle ricerche sugli effetti del colore effettuate dall’eaperto di tintura Rokuro Uemura.

Il menu comprende bevande a base di caffè e tè, e popolari bevande originali a base di gelatina (vedi sotto), create e introdotte nel menu intorno al 1978 dalla moglie del proprietario di seconda generazione.

A Soware si vendono anche souvenir originali, come cartoline e occhiali.

Interno

La luce blu conferisce all’ambiente un’atmosfera surreale e fantastica.

Il locale è diviso in due piani, e gli ambienti sono leggermente diversi. Il primo piano è più luminoso, poiché è più esposto alla luce del sole, quindi se volete godere appieno l’atmosfera particolare del blu di Soware è consigliabile sedersi al secondo piano.

Le illustrazioni che si vedono negli occhiali e nei sottobicchieri del locale, come i dipinti che decorano l’interno, sono del pittore Togo Seiji.

 

Jelly punch ¥700

Jelly punch è la bevanda più venduta di Soware.

Consiste di gelatina in vari colori (blu, giallo, rosso e verde) in soda fredda.

La luce blu all’interno del locale vi si riflette e fa brillare i cubi di gelatina come gioielli.

La gelatina si sposa perfettamente con la soda al limone, e il gusto è eccezionale.

 

〇Jelly coffee¥700

La tipica gelatina di caffè è servita con sciroppo dolce, quindi la si può rendere dolce a piacere.

 

Accesso

Soware si trova a a Shijo Kawaramachi, il centro della moda e della cultura a Kyoto, vicino alla stazione di Hankyu Kawaramachi, ed è quindi facilmente accessibile.

 

Indirizzo : 600-8001 Shinmachi 95 Shimogyoku Kyotoshi

Orario : 13:00~19:30

Tel : 075-221-0351

Giorno di chiusura: Lunedì

Tè a Kyoto


Studiando le lingue straniere abbiamo spesso occasione di incontrare studenti di altri paesi che vengono a studiare il giapponese. Spesso gli studenti stranieri dicono che gli piace molto il maccha, il tè verde in polvere usato nella cerimonia del tè, e ci chiedono se conosciamo negozi dove si può comprare del maccha di qualità. Per questo pensiamo che molti stranieri siano interessati al tè giapponese, e vi vogliamo parlare del tè che si produce a Kyoto. Il tè è uno dei prodotti tradizionali più famosi del Giappone, essendo associato non solo alla cucina ma anche alle arti e alla cultura, come dimostrato dalla cerimonia del tè. Il tè più famoso e rinomato del Giappone è quello che si produce nella prefettura di Kyoto, in particolare quello prodotto nella cittadina di Uji. Altri tè famosi sono il tè di Shizuoka e il tè di Sayama, ma quello di Uji vanta la tradizione più antica ed è considerato il migliore da molti. Gustosità è veramente fresco.

Nel 1191, durante l’epoca Kamakura, il monaco buddista Eisai tornando dalla Cina portò in Giappone, assieme a testi del buddismo Zen, i primi semi di tè, e fu iniziata la coltivazione de tè di Uji. Nel successivo periodo Muromachi Ashikaga lo shogun Yoshimitsu fece avviare tante piantagioni di tè e la produzione e la diffusione del tè si espansero notevolmente. Il tè non veniva bevuto semplicemente per assaporarne il gusto, ma anche come occasine per intrattenere ospiti e socializzare. I questo periodo il tè di Uji divenne famoso come il tè per eccellenza, al punto che si diffuse l’epressione “Chi dice tè dice Uji” (お茶は宇治). Sia i membri della famiglia dello shogun che i membri della famiglia imperiale cominciarono infatti a usare esclusivamente il tè di Uji, consolidandone la fama di tè di alta qualità.
Pe rla contivazione del tè sono necessari più di 1300 mm di pioggia in un anno e una temperatura media circa 14°-16°. Queste condizioni rendono Kyoto e Uji idelai per la coltivazione. Inoltre se l’escursione termica tra il giorno e la notte è ampia l’aroma del te diventa migliore, e anche questa caratteristica rende il tè di Uji eccellente.
Ci sono otto tipi diversi di Ujicha, cioè tè di Uji. Hojicha e genmaicha sono i piu economici e anche quelli con il gusto meno particolare e quindi più apprezzabili per i non intenditori. Siccome l’aspetto è simile, spesso si pensa erroneamente che queste due varietà di tè non idfferiscano molto, ma in realtà sono prodotte con foglie diverse. Le foglie sono molto scure, quindi si pensa che abbiano un gusto molto aspro e amaro, ma in realtà siccome sono arrostite a lungo perdono molta caffeina e molti tannini, quindi hanno un gusto leggero e sono facilmente bevibili. Il genmaicha ha un aroma diverso perché vi si aggiunge riso integrale (genmai) torrefatto. Il tè gyokuro è il più raffinato fra tutte le varietà di tè giapponese, ed è molto rinomato per il gusto eccellente che si dà alla bevanda anche in piccole quantità. Anche il tè kariganecha è molto rinomato. È prodotto con il gambo delle foglie di gyokuro, che contengono molti dei principi attivi che danno un sapore dolce all’infusione. Il tè maccha è prodotto facendo seccare le foglie stufae a vapore e polverizzandole. Più la qualità è alta, più il tè ha un gusto forte e un aroma ricco. Mentre gli altri tipi di tè sono usati in infusione, nel caso del maccha la foglia intera polverizzata viene sciolta in acqua calda e ingerita, quindi il tè maccha contiene tutti i principi attivi della foglia.

Riho Yamashita

Yuko Hoshide

Kosuke Harada

Il ramen di Men Bistro Nakano

Yuji Yamazaki, Yuto Masuda

Il ramen è un piatto che ormai rappresenta il Giappone nel mondo, ed è conosciuto e apprezzato quasi quanto la pasta.

Il ramen è infatti uno dei piatti più noti della cucina giapponese moderna, insieme al riso al curry e alla cotoletta di maiale. Grazie al boom di interesse per il ramen, recentemente le maggiori catene di ristoranti di ramen giapponesi hanno aumentato il numero di filiali all’estero.

 

〇La storia del Ramen

1697: Secondo una tradizione, Mito Komon è il primo giapponese a mangiare gli spaghetti cinesi. Il letterato confuciano cinese Zhu Zhiyu (Shu Shunshu nella lettura giapponese) viene in Giappone, e per ringraziare Mito Komon dell’ospitalità gli fa assaggiare una zuppa di tagliatelle cinesi di grano. Tuttavia per lungo tempo le tagliatelle cinesi non si diffondono tra la gente comune.

1859: Con l’apertura del paese entrano in Giappone molti stranieri, e con loro arrivano varie cucine di oltreoceano. In seguito a questo fenomeno, le tagliatelle cinesi cominciano a diffondersi in Giappone.

1870: Il primo ristorante cinese del Giappone appere nell’insediamento per stranieri di Yokohama.

1899: Con l’abolizione degli insediamenti per stranieri comincia a diffondersi tra i giapponesi la cucina cinese, compresi i piatti a base di tagliatelle cinesi.

1910: Apre il primo ristorante di ramen giapponese, Rairaiken ad Asakusa, un quartiere nel centro di Tokyo, che unisce i piatti cinesi a base di tagliatelle e la cultura culinaria giapponese.

1923: A causa del grande terremoto del Kanto, i ristoranti di ramen che si trovavano principalmente a Tokyo e Yokohama si spargono in tutto il paese. A causa della distruzione degli edifici, aumenta il numero delle bancarelle, tra cui molti ristoranti di ramen.

1939: Inizia la seconda guerra mondiale e molti ristoranti di ramen devono chiudere. Alcuni di essi riapriranno dopo la fine della guerra.

1945: Dopo la guerra il ramen ricomincia a diffondersi in ogni parte del Giappone.

1958: Viene lanciato sul meracto il primo ramen istantaneo “Nissin Chicken Ramen”. Fino a questo momento il ramen era generalmente chiamato “shina soba” (“tagliatelle cinesi”), ma grazie al ramen istantaneo ora si diffonde il termine “ramen”.

 

〇Il nome del Ramen

La parola giapponese ramen è generalmente scritta “ramen”, ma a volte  è scritta “raumen” e “raamen”. Raramente sono ancora usate le espressioni “soba cinese” e “shina soba”, ma si tratta dello stesso tipo di piatto chiamato con nomi diversi. Non si usa invece più il primo nome dato al ramen in Giappone, “Nankin soba” (tagliatelle di Nanchino).

 

〇I ramen a Kyoto

La preparazione del ramen è diversa nelle varie zone del Giappone, e i ramen mangiati in una particolare area sono chiamati ramen locali.

A Kyoto ci sono molti ristoranti di ramen famosi, in particolare nella zona di Ichijoji-Higashioji nel quartiere di Sakyo-ku. A csusa della competizione fra i vari ristoranti, questa zona è  soprannominata “il campo di battaglia dei ramen”.

〇Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

 

Vi presentiamo dunque un ristorante di ramen del “campo di battaglia dei ramen”, Men Bistro Nakano, che fa un ramen un po’ particolare. Ha aperto tre anni fa con il nome Shimafukuro (シマフクロウ), e dopo un anno hanno cambiato il nome in Men Bistro Nakano (麺 ビストロ Nakano).

Il brodo di questo ristorante è un brodo alla francese, in quanto sono usate erbe aromatiche usate nella cucina francese per insaporirlo: alloro, bouquet garni ecc. Le erbe aromatiche attenuano il gusto forte della carne e del pesce e danno al brodo un sapore più delicato.

Naturalmente ci sono anche ingredienti tipici della cucina giapponese, per avvicinare il gusto al palato dei giapponesi.

 

Il ramen con salsa di soia nera (黒しょうゆめん)  ¥750

Il ramen con salsa di soia nera (黒しょうゆめん)  ¥750

 

Il ramen con la zuppa pomodoro alla trippa (トリッパ入りとまとめん) ¥900

Il ramen con brodo di pomodoro alla trippa (トリッパ入りとまとめん) ¥900

 

Molto particolare nel menu di Men Bistro Nakano è il ramen con il brodo pomodoro alla trippa, preparato in un brodo di pomodoro al sapore di basilico, e le tagliatelle sono elastiche come l’udon. La trippa è fresca, e il brodo di pomodoro ne attenua il gusto che per alcuni è un po’ sgradevole, quindi hanno un sapore abbastanza delicato. Anche se l’accostamento di ramen e trippa sembra strano a prima vista, mangiandolo non abbiamo avuto nessun problema.

 

Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

 

Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

 

Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

 

■Indirizzo

Nishinishikikojicho 269 Nakagyoku Kyotoshi

■Tel.

075-241-0907

■Orario

11:30~15:00 , 18:00~22:00

■Giorno di chiusura

Lunedì

■Sito web

http://menbistronakano.net/001.html

Verdure e sottaceti di Kyoto

 

Ortaggi vari, tra cui le carote dorate

verdure Kyoto

Peperoncini

 

 

L’espressione giapponese kyoyasai (京野菜), verdure di Kyoto, indica le verdure prodotte tradizionalmente a Kyoto. Le verdure di Kyoto sono vendute con il marchio di origine controllata dei prodotti di Kyoto (Kyomaku 京マーク), riservato a prodotti agricoli, forestali e ittici di alta qualità. Le verdure di Kyoto sono particolari, grazie alle particolari condizioni orografiche e climatiche della zona, e in ogni stagione ci sono prodotti tipici diversi: in estate sono famosi i germogli di bambù, i peperoni rossi e le melanzane; in inverno sono famose le rape e le caratteristiche “carote dorate”. Quando venite a Kyoto cercate le verdure locali di stagione e provate a mangiarle.
Kyoto è famosa per la produzione di sottaceti tradizionali, chiamati kyotsukemono (京漬物), spesso preparati con le verdure di Kyoto.

verdure Kyoto

Carote e rape

I sottaceti (tsukemono 漬物, cibi in salamoia) sono un elemento importantissimo della cucina tradizionale giapponese, al punto che si dice che anche un pasto succulento viene rovinato se i sottaceti non sono buoni. Non esiste una definizione precisa dei sottaceti di Kyoto, ma in generale hanno un’immagine positiva di prodotti raffinati dal gusto prelibato. Le ragioni principali per cui a Kyoto si è sviluppata una rinomata tradizione di produzione di sottaceti sono le eccelenti tecniche di preparazione sviluppate e tramandate, e la qualità del terreno e le caratteristiche orografiche che permettono la coltivazione di verdure di ottima qualità, quali appunto le kyoyasai.

 

A Kyoto si producono diverse varietà tradizionali di sottaceti, tra cui ad esempio senmaidzuke e shibadzuke (千枚漬,しば漬). Ma oltre ai tipi tradizionali, a Kyoto sono studiati e sviluppati anche nuovi tipi di sottaceti, in uno sforzo costante di migliorare la qualità al di là della tradizione. I metodi di preparazione variano a seconda delle verdure utilizzate e delle caratteristiche climatiche e culutrali delle diverse zone in cui si producono. In alcuni tipi è il processo di fermentazione che determina il gusto finale. Le verdure sono messe in salamoia o in crusca di riso (nukadzuke 糠漬け) e fermentano grazie all’azione di microorganismi come i lattobacilli. Ci sono invece tipi in cuoil gusto finale è dato dal condimento: il gusto degli ingredienti viene assorbito dalleverdure durante il processo di produzione, la cui lunghezza può variare moltissimo, da un solo giorno a cinque anni, a seconda del risultato desiderato.

I sottaceti di Kyoto si possono acquistare facilmente e in qualsiasi stagione, e si possono anche mangiare in molti ristoranti di cucina tradizionale, percui se venite a Kyoto non mancate di assaggiarli.

Tsukemono

Sottaceti di Kyoto

I ramen di Kyoto

Abbiamo fatto una ricerca sui ristoranti di ramen a Kyoto. I ramen sono uno dei piatti favoriti degli studenti giapponesi, e siccome Kyoto è una città universitaria ci sono molti ristoranti di ramen. Abbiamo dunque deciso di limitare la nostra indagine a tre zone, di cui vi presentiamo alcuni ristoranti buonissimi: l’area di Ichijoji, la più famosa a Kyoto per i ramen , Kawaramachi, il centro e cuore pulsante della città, Gion, il quartiere più tradizionale e più famoso, e la zona di Saiin, l’area vicini alla nostra università.

 

Gion

Muragi  (ramen al limone)

La zuppa di tonkotsu (brodo di ossa di maiale) con fette di limone è rinfrescante e gradevole.

È consigliabile mangiarli senza perdere tempo, perché dopo un po’ il gusto diventa amarognolo.

 

Kawaramachi

Ichiran

La caratteristica principale di questo ristorante è il fatto che è possibilile scegliere non solo il grado di cottura e la durezza delle tagliatelle, come in molti altri locali, ma anche la quantità di grasso nella propria zuppa. Un’altra caratteristica postiva è il fatto che tutti i tavoli sono in stanze separate. Tuttavia va tenuto presente che non si può vedere il volto dei camerieri che servono.

 

Ichijioji

Gokkei (ramen alla zuppa di pollo)

È un locale notissimo a Kyoto perché è stato scelto molte volte nei sondaggi come ristorante di ramen migliore della città.che le persone che conoscono il ramen numero uno di Kyoto brillano molte volte. Probabilmente la ragione per cui piace tanto ai giovani giapponesi è che la zuppa è molto densa e sostanziosa.

 

Yuhi no kirameki (“Scintillio del sole al tramonto”)

L’abbinamento delle tagliatelle con la zuppa è fantastico. Il gusto di limoneli rende gradevoli, e sono molto adatti per chi vuole gustare diversi tipi di ramen in un pasto solo, visitando diversi ristoranti uno dopo l’altro. Questa pratica si chiama tabearuki in giapponese. Tabearuki significa letteralmente “camminare mangiando”, ma mentre in italiano, camminare mangiando significa mangiare mentre si passeggia, cosa che i giapponesi raramente fanno, in giapponese significa andare in diversi ristoranti durante lo stesso pasto per poter gustare cose diverse.

 

Saiin

Tsurumusha

Il brodo di pollo ha la consistenza giusta, né troppo denso né troppo acquoso, e il sapore è delicato. Colpisce la gentilezza del personale, e si nota l’impegno nel servire i clienti in modo sollecito, qualità molto apprezzata dai giapponesi.

 

Toritani  (soba alla zuppa di pollo)

Si possono scegliere due tipi di zuppa, corposa o leggera, e le fettine di carne di maiale cotta al sangue servite sopra alle tagliatelle sono molto buone. Soba, in questo caso, ha lo stesso significato di ramen, e indica le tagliatelle cinesi di frumento, più precisamente chiamate chuka soba, ossia soba cinesi.

 

Risultati della ricerca

A seguto della nostra approfodita indagine scientifica, abbiamo scoperto che i ramen a Kyoto sono in genere assai corposi, e serivti con abbondante carne di maiale. Probabilmente la ragione sta nel fatto che i principali consumatori di ramen sono i numerosissimi studenti universitari che vivono a Kyoto, e gli studenti vogliono riempirsi la pancia spendendo poco. I ramen di Kyoto sono dunque un piatto  ideale per gli studenti squattrinati. Naturalmente il gusto è diverso nei diversi locali, ma ogni ristorante ha le sue caratteristiche e la sua bontà particolare, e grazie alla nostra ricerca ci è venuta ancora più voglia di mangiare i ramen.

 

 

 

 

Ninna-ji e le storie ambientate al Ninna-ji

Yoshiki Tanabe, Koga Ohashi

Una mappa storica del Ninnaji

 

Il Ninna-ji (仁和寺)

Il tempio di Ninna si trova a Omuro, circoscrizione di Ukyo, nel Comune di Kyoto. È il tempio principale della eetta buddista Shingon Omuro. È stato edificato nell’ 888 (quarto anno del periodo Ninna secondo il calendario tradizionale).

 

Le strutture architettoniche

Il tempio consiste di sette edifici , due giardini e una costruzione adibita alla cerimonia del tè.

Il parco settentrionale(北庭)

 

Il giardino meridionale(南庭)

 

Un corridoio di collegamento (渡り廊下)

 

La porta dei messaggeri imperiali (勅使門)

 

 

Come arrivarci

Il tempio Ninna si trova nella parte occidentale di Kyoto, e ci si può arrivare con i mezzi pubblici dalla stazione di Kyoto, siccome è troppo lontano per arrivarci a piedi. Il mezzo di trasporto più veloce è il tassì: ci vuole circa mezz’ora e costa circa 2500 yen. Altrimenti ci si può arrivare in treno seguendo vari itinerari: si può prendere la linea Sagano di JR dalla stazione di Kyoto alla stazione di Hanazono e poi camminare per 25 minuti fino al tempio. Bisogna camminare molto, ma costa solo 200 yen. Ci si può andare anche in autobus, prendendo il numero 26 dell’azienda municipale (gli autobus di colore verde). Ci vuole 1 ora e costa 230 yen.

 

Storie ambientate al Ninna-ji

 

Yosida Kenko

Il monaco di Ninna-ji (仁和寺にある法師)

“Il monaco di Ninnna-ji ” è una storia compresa nell’opera Tsureduregusa (徒然草 Momenti d’ozio)   scritto dal monaco Kenkohoshi (Yoshida Kenko). Parla di un monaco del tempio di Ninna che vuole visitatare il santuario scintoista di Iwashimizu una volta prima di diventare vecchio. Quando finalmente si decide, va al luogo dove si trova il santuario e visita il santuario di Koura e il tempio buddista di Gokuraku. Durante la visita nota meravigliato che molti pellegrini salgono sulla cima di un monte, ma pensando di avere raggiunto il suo scopo decide di non salire. Al ritorno chiede se qualcuno sa perché tanti pellegrini salgono sul monte, e un monaco gli spiega che il santuario più importante si trova sulla cima del monte, e  lui non essendoci salito è tornato dal pellegrinaggio senza senza veramente fare quello che si era prefisso. Se avesse chiesto prima di partire, il compagno gli avrebbe spiegato la situazione e lui avrebbe potuto realizzzare il suo desiderio. La morale della storia è che nella vita bisogna avere l’umiltà di chiedere e seguire i consigli delle persone più esperte di noi.

Detective Conan

Anche in Italia è noto il Detective di Conan, un famoso personaggio dei manga giapponesi. Nel cartone animato Detective Conan : La mappa del mistero Conan va al Ninna-ji.

 

porta interna Ninnaji

La porta interna (中門)

 

porta tempio ninnaji

La porta dei due re (二王門)