La Torre Di Kyoto

September 28, 2009

Ikumi Miyazaki

Una città in cui coesistono aspetti contrastanti

Kyoto è una città in cui il nuovo e l’antico coesistono. Specialmente la stazione JR di Kyoto (Ferrovie Giapponesi) e le sue vicinanze sono uno spazio pieno di ‘novità.

La stazione di Kyoto presenta un’architettura inorganica e moderna in contrasto con l’immagine generale della città (tra le opere dell’architetto HARA Kouji vi è anche la Sky Tower di Umeda a Osaka).

Appena fuori dall’uscita principale della stazione si vede la Torre di Kyoto che è un simbolo della città.
Per quanto riguarda le altre famose torri del Giappone, ci sono la Torre di Tokyo e la Tsūtenkaku (a Osaka), che però sono molto diverse da quella di Kyoto. Su questo punto però mi soffermerò dopo.
Prima vorrei presentarvi un episodio che risale al periodo precedente al completamento della Torre di Kyoto.

La storia della Torre

Non tutti erano d’accordo alla costruzione, alcuni si opposero.
La prima persona ad opporsi non era giapponese , ma straniera. Jean-Pierre Oshcorne, che allora
insegnava all’Università per gli Studi Stranieri di Kyoto (la mia università!), mandò una lettera di protesta al sindaco di Kyoto.
Secondo Jean-Pierre Oshcorne non si poteva permettere di rovinare la tradizionale atmosfera di Kyoto
costruendo davanti alla stazione centrale una torre alta 131 metri.
Successivamente le colonne dei giornali si riempirono di opinioni favorevoli e contrarie.
Coloro che si opponevano alla costruzione lanciavano critiche come: “la torre distuggerà la bellezza di Kyoto”, “La torre è una volgare attrazione turistica”, e “la torre distrugge il sogno della vecchia città”.
In quegli anni, e tuttora, vi era un’ordinanza municipale che proibiva la costruzione di edifici troppo alti.
D’altra parte, studiosi e critici famosi espressero la loro opinione favorevole. Essi sostenevano che la città non si svilupppa se ci si oppone sempre al cambiamento. Anche se Kyoto è considerata una città antica, si tratta di una città moderna con una popolazione di 1 milione e 300 mila abitanti.”
In tali circostanze il presidente dell’impresa di costruzioni ha detto di avere prestato sufficiente attenzione al problema di armonizzare la torre con l’ambiente circostante. Ha inoltre oservato che anche la Torre Eiffel nella celebre Parigi in un primo momento fu severamente criticata: qualunque cosa si faccia, ci sono sempre diverse opinioni, ma lui non aveva alcuna itenzione di rinunciare alla costruzione.
Ecco l’aspetto definitivo della torre: la superficie è liscia e disegna una bella curva, mentre la struttura interna non è visibile.

Questa è la differenza rispetto alle torri di Tokyo e Osaka.
Questa bella struttura vuole rappresentare un faro che illumina la città, e anche se a Kyoto non c’è il mare, si può immaginare che i tetti di tegole siano le onde.
Ci sono però anche quelli che dicono che sembra una candela.
E così il ‘faro’ di Kyoto si armonizzò con lo scenario della città antica, e ne diventò un simbolo.

Nota

La ragione per cui per la Torre di Kyoto fu stabilita l’altezza di 131 metri, era che la popolazione durante la progettazione raggiungeva 1 milione e 310 mila abitanti (Adesso sono 1 milione e 460 mila).
La mascotte della torre si chiama Tawawa-chan. Tante persone la comprano come souvenir.

I ramen di Kitashirakawa

Shuhei Yasuda

Ci sono tanti ristoranti di ramen (tagliolini cinesi in brodo) a Kyoto.
Questa volta vorrei presentarvi alcuni tra i migliori locali di ramen che potrete raggiungere a piedi dal Padiglione d’Argento (Ginkakuji).

Il primo negozio si chiama Masutani (ますたに)e, con i suoi 60 anni di storia è uno dei ristoranti di ramen più antichi di Kyoto.
Il locale, a prima vista, ha un aspetto modesto, ma l’abito non fa il monaco: il gusto del ramen e’ veramente raffinato. Il locale è molto piccolo e stretto,ma la sua atmosfera è molto caratteristica.
Il menù è molto semplice: ramen (600 yen) e riso (150 yen). Tutto qui.
Il ramen è FAVOLOSO! Si dice che Masutani sia il miglior ristorante di Ramen di tutto il Kansai!

Si può raggiungere a piedi in circa 10 minuti dal Padiglione d’Argento.
Ma attenzione, andateci presto perché intorno alle 12 è sempre affollatissimo.

Orario: giorni feriali: 10:00~19:00; giorni festivi: 10:00~18:00
Giorni di chiusura: il lunedì e il terzo martedì del mese.

Il secondo ristorante che voglio presentarvi si chiama Akatsuki (あかつき). Si trova proprio davanti alla libreria Gakeshobou.

Il gusto del ramen di Akatsuki non tradisce mai: è sempre eccezionale.
Anche questo locale è un po’ angusto, ma nei pomeriggi dei giorni feriali il riso è sempre gratis! Il ramen costa 600 yen.
Il locale è aperto fino a tardi: un ramen da Akatsuki è proprio l’ideale per concludere in bellezza una bella serata di bevute e di baldoria!

Orario: pranzo: 12:00~15:00; cena: 18:00~3:00
È aperto tutti i giorni dell’anno.

L’ultimo locale che vi presento si chiama Tonryuu (東龍). Si trova vicino alla Gakeshobou e al ristorante Akatsuki.
Questo locale è stato aperto soltanto pochi anni fa, nel 2000, ma nonostante ciò è molto popolare: ogni giorno c’è una coda lunghissima all’entrata!
Può ospitare un gran numero di persone.

Il padrone del Tonryuu ha visitato il Vietnam, la Thailandia, Taiwan e Hong Kong, e il suo modo di cucinare è stato influenzato molto dalla cultura gastronomica del Sud-est asiatico. In questo modo è nata la sua specialità: il “Tonryuu soba” (600 yen).

Orario: pranzo: 11:30~14:00; cena: 17:00~1:30
Giorno di chiusura: il Mercoledì

Se venite a Kitashirakawa, mi raccomando: mangiatevi un bel piatto di ramen prima o dopo aver visitato il Padiglione d’Argento. E poi andate alla libreria Gakeshobou e, perchè no? …mangiatevene un altro!
I ramen di Kyoto hanno un sapore veramente unico e fantastico!
la mappa

Una visita a Kyoto Kitashirakawa

Shuhei Yasuda, Yuki Yoshikawa, Yosuke Isono

Attività principali:

1 camminare lungo la Via della filosofia (Tetsugaku no michi)
2 camminare lungo via Omiya
3 visitare il tempio Ginkaku (Ginkakuji, il tempio del Padiglione d’argento)
4 salire sul monte Daimonji
5 mangiare

La Via della filosofia.

Questa strada è famosa in tutto il Giappone. In primavera si possono ammirare i fiori di ciliegio, mentre in autunno si vedono le foglie rosse degli aceri, e per questo è visitata da tanti turisti in queste stagioni.

La Via della filosofia in primavera

La via della filosofia in autunno

L’ insegna all’entrata della Via della filosofia 

Si legge “Tetsugaku no michi”

Via Omiya

Questa strada comincia dalla fine della Via della Filosofia e arriva fino al Ginkakuji. Ci sono tanti generi di negozi, ristoranti e caffetterie, e anche chaya, tradizionali negozi di tè giapponese.
Si possono guardare i negozi lungo la via e riposarsi in uno dei suoi locali mentre si va al Ginkakuji.

Via Omiya
 I ristoranti di via Omiya

Bunbuku-chaya.

Il tempio Ginkakuji

Questo tempio è un patrimonio culturale dell’umanità, ed è un edificio splendido. Visitandolo si può ammirare la quintessenza della cultura giapponese.
L’ingresso per adulti e studenti di liceo costa 500 yen, mentre per studenti di scuola media ed elementare costa 300 yen.

Ginkakuji e il giardino

Il portale del tempio Ginkakuji

Monte Daimonji

È famoso per gosanno okuribi (i fuochi delle cinque montagne) che si tengono in estate, una spettacolare cerimonia in cui si accendono enormi fuochi in forma di caratteri cinesi o oggetti sui fianchi delle montagne per accomiatarsi dagli spiriti degli antenati. Il nome del monte significa “carattere dai”, perché vi si accende un fuoco in forma del carattere cinse che significa “grande”. Vi si sale da una via a nord del Ginkakuji.
In cima si può godere di una magnifica vista panoramica della città. È uno spettacolo che vi consigliamo vivamente di non perdere!

L’imbocco del sentiero per salire sul Daimonji

Il sentiero del Daimonji

La vista di Kyoto dal Daimonji

Mangiare

C’e una gelateria accanto all’ingresso di via Omiya dove si può mangiare il gelato ai gusti tradizionali di Kyoto. Ci sono quattro gusti diversi, e qualsiasi combinazione va bene. Lo si può mangiare prima di salire sul monte Daimonji, oppure dopo per riposarsi dalla salita. È squisito in qualsiasi momento! Costa 250 yen.
In via Omiya ci sono anche ristoranti in cui si possono mangiare gli spaghetti giapponesi soba e udon, e anche il donburi, una ciotola di riso con carne e vedure che costa circa 700-1000 yen .
Se volete mangiare dolci, vi consigliamo di andare al negozio di tè Bunbuku-chaya, sempre in via Omiya, e bere il tipico tè in polvere maccha mangiando il dolce tradizionale zensai-dango.

Per andare alla Via della filosofia si prende l’autobus numero 17 dalla stazione di Kyoto.

Risciò

Haruho Furukawa, Risa Yokouchi

人力車

 


Il risciò, in giapponese jinrikisha, rikisha o jinriki, è una carrozza leggera per passeggeri a due ruote tirata da una persona, chiamato shafu.
Ci sono risciò a un posto e a due posti, ma la maggior parte dei risciò che si usano oggi in Giappone sono a un posto. Di solito un risciò è tirato da un solo shafu, ma una volta, a secondo delle circostanze, poteva essere tirato da più persone. Per esempio, quando i passeggeri avevano fretta, due o più shafu tiravano contemporaneamente, o talvolta qualcuno tirava e gli altri spingevano. E vi erano anche casi in cui diversi shafusi davano il cambio nella stessa corsa.

Dall’epoca Meiji all’epoca Taisho, tra la seconda metà dell’’800 e l’inizio del ‘900, il risciò era usato come normale mezzo di trasporto. Ma a partire dall’inizio dell’epoca Showa il numero dei risciò è molto diminuito, sia nelle città principali sia nei centri minori.
Nel dopoguerra c’è stato un ritorno temporaneo al risciò dovuto alla scarsità del combustibile, Ma oggi il risciò non è più usato come mezzo di trasporto generale, ma solo per turismo.
Il vero mestiere dello shafu oggi è la guida turistica, quindi per poter diventare conduttori di risciò bisogna imparare la storia e le caratteristiche dei templi e dei monumenti della zona a cui si è assegnati: nel caso di Kyoto, Kiyomizu, Arashiyama ecc. Le lezioni di storia e cultura per gli shafu sono tenute da monaci e sacerdoti dei templi e dei santuari in questione.
I turisti noleggiano un risciò per girare luoghi turistici famosi, e lo shafu fa da cicerone.
A Kyoto ci sono 100 risciò, e ognuno prende nome da un nume tutelare o dalle caratteristiche della zona in cui opera. Si possono noleggiare ad Arashiyama e nelle circoscrizioni di Higashiyama e Sakyoku.
Inoltre si possono vedere vecchi risciò restaurati, o repliche, nei musei dei mezzi di trasporto o della cultura materiale, in quanto si trattava dei normali veicoli usati all’inizio del Giappone moderno.

La storia

Si pensa che i risciò che si usano oggi in Giappone e nel mondo siano nati all’inizio dell’epoca Meiji, nel 1868. Si crede che Izumi Yosuke, Takayama Kosuke e Suzuki Tokujiro ne siano stati gli inventori. L’idea del risciò tirato da un uomo sarebbe nata osservando una carrozza tirata da cavalli a Tokyo.
Nel 1870 la prefettura di Tokyo concesse ai tre inventori il permesso di produrre e vendere risciò, a condizione che non fossero lussuosi, e che nel caso di incidenti si assumessero la responsabilità. Inoltre chiunque acquistasse un risciò da terzi doveva prima ottenere il permesso dei tre inventori. Nello stesso anno si cominciarono a rilasciare patenti di guida per risciò.
Entro il 1872 scomparvero i 10.000 palanchini che erano stati usati fino ad allora per il trasporto di passeggeri a Tokyo, e al loro posto si diffusero 40.000 risciò, che divennero in questo modo il mezzo di trasporto tipico del Giappone..

Le tariffe dei risciò turistici

La tariffa di base per dieci minuti, compresa la guida turistica, è di 1000-2000 yen a persona, ma ci sono varie possibilità: 15 minuti, 30 minuti, 60 minuti, risciò riservato e così via. Inoltre il percorso dipende dalle richieste dei passeggeri, per esempio è possibile scegliere il tragitto nei limiti del tempo o della distanza stabilita.
Tre persone possono salire su un risciò per due passegeri, ma poiché diventa molto pesante la tariffa aumenta notevolmente.

Il risciò e lo shafu

Yojiya

Haruho Furukawa, Risa Yokouchi

 よーじや

  • La fondazione

Yojiya è una ditta giapponese di cosmetici la cui sede centrale è a Kyoto, ed è il marchio dei cosmetici che produce. È famosa in Giappone, in particolare per i tamponi per sgrassare il viso.
Yojiya è stata fondata nel 1904 a Rokkaku Goko-machi, nell’area urbana di Kyoto.
All’inizio era un negozio chiamato Kunieda.
In seguito si è transferita a Shinkyogoku, il quartiere più animato di Kyoto, e ha cambiato il nome in Yojiya. Il nome deriva dal fatto che a quel tempo la ditta produceva uno spazzolino da denti, “yoji” nella lingua giapponese del tempo, molto popolare.
Al giorno d’oggi Yojiya conta molti punti vendita, e vende pennelli, specchietti portatili, cosmetici e articoli vari per il trucco, tra cui diversi prodotti originali.
La produzione degli articoli originali è cessata per molti anni nel dopoguerra, ma nel 1993 è riconciata, e dal 2000 è cominciata anche la poduzione e la vendita dei cosmetici di base.
Per la produzione degli articoli sono usati principalmente tre colori: il cinabro, il nero e il bianco.
In particolare, il cinabro è il colore che rappresenta Yojiya, e viene distinto dal normale rosso.

  • Aburatorigami

Aburatorigami, i fazzolettini per sgrassare e detergere il viso, sono il prodotto più popolare di Yojiya, e hanno reso famoso il nome della ditta in tutto il Giappone.
Sono stati creati nel 1920, durante l’era Taisho.
Originariamente la grandezza di un fazzolettino era quattro volte quella attuale, e poteva coprire tutta la faccia, ma è stato progressivamente modificato e migliorato, e oggi ha le dimensioni di una piccola agenda.
Il nuovo formato, molto più pratico, ha contribuito ad aumentare notevolmente le vendite. A Kyoto, in particolare, hanno cominciato a usare aburatorigami gli attori e i truccatori del mondo dello spettacolo, teatro e cinema, e le donne di Kagai, il quartiere delle maiko e geiko , ossia le geishe di Kyoto. Questo ha reso famoso in tutto il paese Yojiya come una marca tipicamente kyotese.
Attualmente vengono prodotti vari tipi di aburatorigami. Ad esempio, ci sono come aburatorigami stagionali alle essenze di ciliegio e bergamotto giapponese, e aburatorigami all’estratto di aloe venduti nei negozi duty free per turisti stranieri.
La carta usata per aburatorigami è carta tradizionale giapponese di alta qualità prodotta mescolando la cellulosa a sottilissime lamine d’oro battuto, chiamata furuyagami dalle signore dell’alta società giapponese. I fogli di carta stessi sono battuti molte volte durante il processo di produzione, e il risultato è un fazzolettino che assorbe benissimo il grasso ed è delicato sulla pelle.
Le confezioni di aburatorigami di Yojiya sono immediatamente riconoscibili per l’emblema caratteristico della ditta, un disegno ispirato allo specchietto per il trucco.

  • Caffetterie Yojiya

Nei negozi di Yojiya di Sanjo, Ginkakuji e Saganoarashiyama sono state aperte delle caffetterie.


☆Sanjo

Alla caffetteria Yojiya di Sanjo si possono mangiare pizze cotte nel forno a legna, spaghetti e dolci.

☆Ginkakuji

Al pianterreno c’è una caffetteria arredata in stile giapponese con le tradizionali stuoie tatami, e vi si può vedere un bel giardino in stile tradizionale di Kyoto. Naturalmente si possono mangiare i dolci giapponesi tradizionali.
Al primo piano si può mangiare il bento, il tradizionale cestino del pranzo giapponese, ma è necessaria la prenotazione.

☆Saganoarashiyama

C’è anche un caffè all’aperto, da cui si possono ammirare un giardino e un’antica casa kyotese. Ci sono pasti leggeri e dolci.
Il cappuccino è molto popolare in tutte tre le caffetterie, e viene servito con il simbolo di Yojiya disegnato sulla schiuma. È divertente provare a modificare il disegno con il cucchiano. Ve lo consigliamo!


Il kabuki

Hiroyuki Hamamoto, Ryohei Hirose


Il più famoso attore di kabuki, Danjuro Ichikawa. Foto di pubblico dominio per scadenza dei diritti d’autore, tratta da Wikipedia Commons.

Il kabuki

Il kabuki è nato come danza accompagnata da strumenti musicali, ma nel corso della storia ha subito diverse trasformazioni per arrivare ai giorni nostri nella sua forma attuale.

Le sue origini risalgono al sedicesimo secolo, e precisamente al 1603, quando Izumono Okuni, una danzatrice e sacerdotessa del santuario di Izumo Taisha, dapprima introdusse nella tradizionale danza sacra alcuni elementi innovativi e profani, come ad esempio gli abiti esotici e le scenografie suggestive, e successivamente realizzò delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, portando in scena le storie e le passioni amorose di personaggi allora popolari.

In seguito al successo di questa prima forma di kabuki, gruppi di prostitute, per attirare su di sé l’attenzione del pubblico e incrementare i propri affari, allestirono spettacoli a sfondo più marcatamente sessuale che ottennero un successo altrettanto eclatante fino al 1629, anno in cui a tutte le cortigiane fu proibito di recitare per l’accusa di corrompere i costumi. La forma di kabuki da loro sperimentata fu chiamata “Yujokabuki”, ovvero il kabuki delle prostitute, o anche “onna kabuki”, il kabuki delle donne, per distinguerla dalle sue successive elaborazioni.

Fu allora che, a causa dell’espulsione delle donne dalla scena, i ragazzi adolescenti dagli undici ai quindici anni, i “wakashu”, iniziarono a interpretare i ruoli femminili. Anche il “Wakashukabuki” ebbe larga diffusione, ma come il precedente si legò alla prostituzione e fu bandito nel 1652.

Da quel momento in poi solo ai ragazzi maggiorenni fu consentito di salire sul palcoscenico e per farlo furono costretti a radersi i capelli sopra la fronte, com’era allora tradizione per tutti i maschi al compimento della maggiore età. Iniziò quindi a svilupparsi il kabuki degli adulti, o “Yarokabuki”, che con vari aggiustamenti è giunto fino ai giorni nostri, insieme alla consuetudine, chiamata “shumei”, che l’allievo prenda il nome del suo Maestro. In seguito vi presentiamo la trama di uno dei più famosi drammi del kabuki, scritto da uno dei più grandi autori del teatro giapponese, Chikamatsu Monzaemon (1653-1725).

Sonezaki shinju

Questa tragedia fu scritta da Chikamatsu ispirandosi a un fatto veramente accaduto. I personaggi principali sono Tokubei, un ragazzo che lavora in un negozio di salsa di soia e Ohatsu, una cortigiana. I due si amano profondamente, ma lo zio di Tokubei vuole che lui sposi la nipote della moglie, e la matrigna del ragazzo, senza consultarlo, dà immediatamente il suo consenso per intascare la cospicua dote. In seguito al rifiuto di Tokubei di convolare a nozze, perché fermamente innamorato di Ohatsu, lo zio chiede la restituzione della somma data ma Tokubei, recuperatala dalla matrigna, la consegna temporaneamente in prestito al suo caro amico Kuheiji, il quale successivamente negherà di averla ricevuta, lo picchierà e lo accuserà in pubblico di essere un bugiardo e un truffatore.

E così, di fronte all’impossibilità di restituire i soldi allo zio e di recuperare il proprio onore infangato dall’amico, Tokubei sceglie la soluzione del suicidio insieme all’amata Ohatsu che preferisce darsi la morte piuttosto che separarsi dall’amato. Nel bosco di Sonezaki, pregando il Budda e invocando il perdono delle persone care, Tokubei pugnala Ohatsu e poi se stesso.