Due famosi alberghi a Kyoto

August 17, 2019

Ayano Tanaka, Yusuke Hiroshima

Kyoto è una delle città turistiche più visitate non solo del Giappone ma del mondo intero. Ogni giorno numerosissimi turisti visitano i suoi templi, santuari scintoisti ed edifici antichi di grande bellezza e importanza storica. La cosa più importante per un turista è visitare i luoghi famosi, ma siccome fare turismo è stancante, è anche molto importante poter riposare a proprio agio in un buon albergo dopo aver girato per la città. Anche a Kyoto, come in tutte le località turistiche famose, c’è un’ampia scelta di alberghi e alloggi.

Vogliamo dunque presentarvi e consigliarvi due albeghi famosi fra i tanti che si trovano a Kyoto.

Il primo è l’Hotel Granvia Kyoto.

Innanzitutto è raccomandato in quanto facilmente accessibile. Si trova infatti all’interno del complesso della stazione centrale di Kyoto, ed è quindi accessibile direttamente dalla stazione senza neppure bisogno di uscire, a differenza degli altri alberghi della città. Non solo quasi tutti i turisti raggiungono Kyoto in treno arrivando alla stazione centrale, ma per visitare al città si servono degli autobus o della metropolitana: moltissimi autobus partono proprio dal capolinea di fronte alla stazione centrale, in cui si trova anche una stazione della metropolitana. Dunque alloggiare dentro la stazione è comodissimo sia per chi arriva o parte sia per chi visita Kyoto coi mezzi pubblici. La qualità dell’albergo non è poi per nulla inferiore alla sua comodità geografica. Il prezzo non è tra i più economici, ma la le belle camere e la colazione a buffet valgono senz’altro la spesa. Lo staff parla inglese e anche altre lingue.

    

la colazione dell’hotel                                   una camera

Il secondo è l’albergo Mitsuki  Kyoto.

Visto che siete a Kyoto, l’antica capitale del Giappone e il centro della cultura tradizionale giapponese, è naturale che vogliate soggiornare in un albergo in stile giapponese tradizionale. Se questo è quello che desiderate, vi consigliamo l’albergo Mitsuki Kyoto. Anche questo albergo è in una posizione molto comoda per i turisti: si trova infatti a soli tre minuti a piedi dalla stazione della metropolitana di Marutamachi, raggiungibile dalla stazione centrale senza cambi, ed è vicino ad alcune delle attrazioni turistiche principali di Kyoto, quali il castello di Nijo e il Museo internazionale dei manga. Le camere al pianoterra si affacciano direttamente sul giardino interno in stile giapponese, e vi si può godere appieno l’autentica atmosfera della Kyoto di una volta. Le camere stesse sono disegnate e arredate sul modello delle abitazioni kyotesi tradizionali, e permettono un’immersione completa nell’atmosfera tipica della città vecchia. Anche la cucina è completamente tradizionale e di alta qualità. Non sappiamo se lo staff sia in grado di comunicare bene in inglese, ma provare a comunicare con i locali che non parlano altre lingue fa parte delle esperienze divertenti e interessanti di un viaggio all’estero.

una camera in stile tradiazionale

la colazione

Vi abbiamo voluto presentare questi due alberghi, ma naturalmente a Kyoto ce ne son tanti altri, per tutti i gusti e tutte le tasche. Se venite a Kyoto e vi interessano o un albergo moderno in posizione comoda per girare la città, o un’albergo tradizionale dove assaporare la cultura della Kyoto di una volta crediamo che questi due alberghi facciano per voi.

Tè a Kyoto


Studiando le lingue straniere abbiamo spesso occasione di incontrare studenti di altri paesi che vengono a studiare il giapponese. Spesso gli studenti stranieri dicono che gli piace molto il maccha, il tè verde in polvere usato nella cerimonia del tè, e ci chiedono se conosciamo negozi dove si può comprare del maccha di qualità. Per questo pensiamo che molti stranieri siano interessati al tè giapponese, e vi vogliamo parlare del tè che si produce a Kyoto. Il tè è uno dei prodotti tradizionali più famosi del Giappone, essendo associato non solo alla cucina ma anche alle arti e alla cultura, come dimostrato dalla cerimonia del tè. Il tè più famoso e rinomato del Giappone è quello che si produce nella prefettura di Kyoto, in particolare quello prodotto nella cittadina di Uji. Altri tè famosi sono il tè di Shizuoka e il tè di Sayama, ma quello di Uji vanta la tradizione più antica ed è considerato il migliore da molti. Gustosità è veramente fresco.

Nel 1191, durante l’epoca Kamakura, il monaco buddista Eisai tornando dalla Cina portò in Giappone, assieme a testi del buddismo Zen, i primi semi di tè, e fu iniziata la coltivazione de tè di Uji. Nel successivo periodo Muromachi Ashikaga lo shogun Yoshimitsu fece avviare tante piantagioni di tè e la produzione e la diffusione del tè si espansero notevolmente. Il tè non veniva bevuto semplicemente per assaporarne il gusto, ma anche come occasine per intrattenere ospiti e socializzare. I questo periodo il tè di Uji divenne famoso come il tè per eccellenza, al punto che si diffuse l’epressione “Chi dice tè dice Uji” (お茶は宇治). Sia i membri della famiglia dello shogun che i membri della famiglia imperiale cominciarono infatti a usare esclusivamente il tè di Uji, consolidandone la fama di tè di alta qualità.
Pe rla contivazione del tè sono necessari più di 1300 mm di pioggia in un anno e una temperatura media circa 14°-16°. Queste condizioni rendono Kyoto e Uji idelai per la coltivazione. Inoltre se l’escursione termica tra il giorno e la notte è ampia l’aroma del te diventa migliore, e anche questa caratteristica rende il tè di Uji eccellente.
Ci sono otto tipi diversi di Ujicha, cioè tè di Uji. Hojicha e genmaicha sono i piu economici e anche quelli con il gusto meno particolare e quindi più apprezzabili per i non intenditori. Siccome l’aspetto è simile, spesso si pensa erroneamente che queste due varietà di tè non idfferiscano molto, ma in realtà sono prodotte con foglie diverse. Le foglie sono molto scure, quindi si pensa che abbiano un gusto molto aspro e amaro, ma in realtà siccome sono arrostite a lungo perdono molta caffeina e molti tannini, quindi hanno un gusto leggero e sono facilmente bevibili. Il genmaicha ha un aroma diverso perché vi si aggiunge riso integrale (genmai) torrefatto. Il tè gyokuro è il più raffinato fra tutte le varietà di tè giapponese, ed è molto rinomato per il gusto eccellente che si dà alla bevanda anche in piccole quantità. Anche il tè kariganecha è molto rinomato. È prodotto con il gambo delle foglie di gyokuro, che contengono molti dei principi attivi che danno un sapore dolce all’infusione. Il tè maccha è prodotto facendo seccare le foglie stufae a vapore e polverizzandole. Più la qualità è alta, più il tè ha un gusto forte e un aroma ricco. Mentre gli altri tipi di tè sono usati in infusione, nel caso del maccha la foglia intera polverizzata viene sciolta in acqua calda e ingerita, quindi il tè maccha contiene tutti i principi attivi della foglia.

Riho Yamashita

Yuko Hoshide

Kosuke Harada

Il tè verde in polvere

Keiya Tokuda

Riho Yamashita

 

Abbiamo chiesto ai nostri compagni di corso qual’è secondo loro la cosa più tipica di Kyoto.

La risposta più frequente è stata il tè verde in polvere matcha. Quindi abbiamo deciso di visitare e presentarvi alcuni famosi negozi di matcha in tre aree storiche di Kyoto: il quartiere tradizionale di Gion, la stazione di Kyoto e Arasiyama.

 

GION

1 Yojiya

Il pezzo forte del locale Yojiya è il “matcha latte”, una specie di caffelatte fatto con il tè verde in polvere al posto del caffè. La polvere del matcha, con cui è fatto il disegno, ha un gusto amarognolo, mentre il latte, servito separato dal matcha, è dolce. Anche se non c’entra niente con il matcha, vale la pena notare che qui si può mangiare un tramezzino con prosciutto italiano.

 

2 Tsujiri

In questo locale si mangiano il gelato parfait gli udon al matcha. Gli udon sono una specie di spaghetti giapponesi di farina di grano tenero, simili ai pici senesi. Nel parfait, oltre al tè verde in polvere, si usa il Castella, un pan di Spagna giapponese, il cui gusto si abbina perfettamente a quello del matcha. Siccome gli udon sono un piatto semplice e leggero si possono tranquillamente ordinare assieme al parfait.

 

3 Jouvencelle

È un locale famoso che è stato spesso presentato in televisione e su altri media. I dolci più famosi è la monaka, un dolce tradizionale che normalmente consiste di pasta di fagioli tra due cracker di riso, ma qui è fatto con crema al matcha, e “fonduta di Gion”, un dolce originale ma di carattere tipicamente kyotese in cui si intinge frutta di stagione in cioccolata al matcha. Se la cioccolata al matcha avanza, si può aggiungere un po’ di latte per ottenere una cioccolata in tazza al tè verde in polvere.

 

ZONA DI ARASHIYAMA

1 Arinco

Quando siamo andati in questo locale, vicino alla stazione di Arashiyama, era freddissimo, ma ci siamo riscaldati con il latte caldo al matcha, che ha un gusto denso e corposo. Lo si può ordinare assieme al cioccolato al matcha.

 

2 Fujiyama pudding

Questo locale si trova a Nishikyogoku, vicino alla nostra università, e tanti studenti lo frequentano.

È un ristorante di riso al curry giapponese che fa un ottimo budino al matcha. Anche i piatti di curry sono buonissimi!

 

VICINO ALLA STAZIONE DI KYOTO

 

1 NakamuraTokichi

È un vecchio locale molto popolare che ha una filiale dentro alla stazione di Kyoto, e spesso per entrare bisogna fare una lunga fila. Vi si mangiano parfait e gelatine al matcha, fatti con ghiaccio e pasta granulosa di fagioli rossi. Sono buonissimi e tipicamente kyotesi, ma non vi consigliamo i dolci con la pasta di fagioli se i fagioli rossi (azuki) non vi piacciono.

 

Per concludere, a Kyoto ci sono tantissimi negozi dove si possono mangiare ottimi dolci fatti con il tradizionale tè verde in polvere. Ce ne sono vicino alla nostra università, ma anche vicino alla stazione dei treni per cui transitano quasi tutti i turisti che vengono a Kyoto. Quelli che vi abbiamo presentato sono solo alcuni dei locali consigliati, ma tanto per cominciare vi suggeriamo di visitarli per sperimentare il gusto tipico di Kyoto.

 

Preparazione del dolce tradizionale “otabe”

L’otabe è uno dei dolci più popolari a Kyoto, se non addirittura il più popolare di tutti. Chiunque abbia visitato Kyoto almeno una volta lo ha senz’altro visto in qualche negozio. Vi vogliamo spiegare come si fanno gli otabe, e presentare una luogo dove si può fare l’esperienza della loro preparazione: la sede centrale della ditta Otabe, in cui accanto alla fabbrica di dolci c’è un locale adibito all’esperienza della preparazione.  

Nel locale possono entrare quaranta clienti alla volta, divisi in dieci tavoli a quattro posti.

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Sui tavoli ci sono istruzioni scritte, ma c’è anche personale della ditta che assiste nella preparazione dei dolci, in giapponese, cinese e inglese. Adesso vi raccontiamo l’esperienza come l’abbiamo vissuta noi due.

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Prima di tutto, si mescolano gli ingredienti già pronti (farina di riso e zucchero), si aggiunge acqua e si mescola di nuovo. In seguito si versa il preparato negli appositi stampi, e si fa cuocere a vapore.

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Durante la cottura, il personale mostra la fabbrica ai visitatori, spiegando la lavorazione dei dolci, dagli ingredienti al prodotto finito. Si possono anche assaggiare dolci appena sfornati.

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Continuando la preparazione, si cospargono di farina di soia tostata il tavolo e il mattarello per evitare che l’impasto si attacchi.

Quando l’impasto di farina di riso è cotto, si divide ancora caldo in due parti, e poi ulteriormente in tre parti.

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Si possono aggiungere cannella o maccha (il tè verde in polvere giapponese), per ottenere l’impasto al gusto che si desidera.

Si stende l’impasto col mattarello, e si taglia in forma quadrata.

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Si aggiunge il ripieno di marmellata di azuki, di cui si possono scegliere tre tipi, si chiude come un tortello, e l’otabe è pronto.

 

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In seguito si prepara il tè maccha, e quando è pronto si mangia l’otabe con il tè.

L’eserienza solitamente dura tra un’ora e mezzo e due ore, a seconda delle condizioni dell’impasto.

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Durante l’esperienza si possono fare foto, che a richiesta sono stampate su una cartolina.

(La stampa è inclusa nel prezzo.)

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Lungo la scala dell’edificio principale sono spiegate la storia e la filosofia della ditta.

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Tariffa: 600 yen a persona

Mappa d’accesso: 35-2 Takahata-machi Nishikujo Minamiku Kyoto

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Url: http://otabe.dt-r.com/

Cerimonia del tè

Mei Kumamura,  Atsuko Fujii

 

Cerimonia del tè

La cerimonia del tè fin dal passato è un modo per godere il tè e si svolge in varie maniere, derivate dallo stile wabi cha, ideato da Sen no Rikyu. ll modo in cui si beve il tè è molto semplice, e si eliminano tutte le cose superflue: le tazze utilizzate, ad esempio, non sono così preziose come quelle cinesi. Wabi è un concetto estetico tipico della cultura giapponese.

 

Scuole

Oggi ci sono quattro scuole di tè a Kyoto: scuola Omote senke, scuola Ura senke, scuola Mushakouji senke, scuola Yabunouchi. La caratteristica di quest’ultima è il comportamento virile. Inoltre il suo fondatore era in ottimi rapporti con Sen no Rikyu e ne ha ricevuto direttamente gli insegnamenti. Per questo motivo la scuola Yabunouchi ha ereditato l’arte del tè di Sen no Rikyu.

Utensili per il tè  

 

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① Sensu

Ventaglio che si pone davanti alle ginocchia.

Quest’azione traccia una linea di demarcazione fra se stessi e gli altri

e simboleggia la modestia.

② Fukusa

Fazzoletto di seta che si usa per purificare il chashaku e il chaki.

La persona che prepara il tè dopo averlo usato lo infila nella cintura del kimono (obi).

③ Kaishi

Blocchetto di fogli di carta giapponese su cui servire i dolci.

④ Kashikiri

Forchettina per mangiare i dolci.

Quando non si usa, la si infila nel kaishi.

⑤ Chashaku

Utensile a forma di cucchiaio per prendere il tè in polvere.

⑥ Chasen

Si usa per mescolare il tè facendo la schiuma.

⑦ Kensui

Recipiente per gettare l’acqua usata e l’acqua calda.

⑧ Chawan

Ciotola in cui si beve il tè.

⑨ Hishaku

Mestolo utilizzato per prendere l’acqua e l’acqua calda.

 

Abbiamo provato la cerimonia del tè

della scuola Yabunouchi nel negozio di tè

 Bikouen vicino al tempio Nishihonganji.

 

 

① Ci sediamo sul pavimento di tatami e, guardando la nicchia cerimoniale tipica delle case giapponesi tradizionali (tokonoma), diventiamo consapevoli della stagione.

La nicchia è adornata con il kakejiku (calligrafia su un rotolo di carta) appeso alla parete, un fiore di stagione e un bastoncino d’incenso.

 

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② Prima di tutto, mangiamo il dolce principale e beviamo il tè denso, fatto con 3~4 dosi di chashaku e di colore verde scuro.

Spostiamo il dolce principale  dal piattino al kaishi. Tutti i presenti bevono tre sorsi e mezzo da un’unica tazza. Riguardo al modo di bere, si posa la tazza sul fukusa e si sollevano tutti e due insieme, poi, quando si beve, bisogna evitare la parte frontale della tazza. Infine si pulisce la parte da cui abbiamo bevuto con il kaishi.

 

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③ Poi mangiamo il dolce giapponese secco e beviamo il tè leggero.

Se ne beve una tazza ciascuno. Prendiamo in mano la tazza e la giriamo due volte in senso orario, infine beviamo dopo aver sollevato in alto la tazza una volta.

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Lo stile varia leggermente da scuola a scuola.

 Provate la cerimonia del tè quando venite a Kyoto!

 

Cafe Buzz

da Rikako Ono & Yurika Kusano

Il Cafe Buzz è un locale specializzato in shiratama-dango. Prima vi  vogliamo parlare di shiratama-dango e wa-sanbon, che si usa sempre in questo negozio, poi vi presentiamo il menu.

Shiratama-dango

Shiratama-dango sono gnocchi di farina di riso. La farina per shiratama è un tipo di farina di riso, fatta con il riso che si usa per la farina dei mochi, seguendo però un diverso processo di lavorazione.

Come si fa la farina dei mochi

Si lava con l’acqua il riso per mochi, si fa asciugare, poi si macina e si fa seccare.

Come si fa la farina per shiratama

Si lava con l’acqua il riso per mochi, lo si mette a bagno nell’acqua, si macina il riso nell’acqua, lo si fa andare a fondo, e poi si fa seccare. Si macina poi ancora più finemente per ottenere la farina e lo si fa seccare.

In confronto alla farina per mochi, la farina per shiratama richiede più tempo di lavorazione. Quindi questi gnocchi di riso cotti a vapore diventano molto lisci. La farina per shiratama si è diffusa in Giappone durante l’epoca Edo, quando anche la gente del popolo è diventata capace di comprare alimentari prima rari come lo zucchero e la marmellata di fagioli azuki.

Wa-sanbon

“Wa-sanbon” è una specie di zucchero che si produce tradizionalmente, sopratutto nelle prefetture di Kagawa e di Tokushima, ecc. Lo zucchero originariamente importato dalla Cina si chiamava kara-sanbon (zucchero cinese), e quindi quando si cominciò a produrlo anche in Giappone lo si chiamò wa-sanbon, cioè “zucchero giapponese”.

Processo di lavorazione:

La materia prima di wa-sanbon è la canna da zucchero, in particolare un tipo chiamato chikuto (letteralmente “zucchero di bambù). Dopo che si è spremuta la canna da zucchero raccolta a fine autunno, si neutralizza il succo ottenuto facendolo reagire con la calce, poi lo si filtra e lo si fa cristallizzare. Si impasta il prodotto che risulta, chiamato shiroshitato, con acqua in un vassoio, e lo si macina finemente per ottenere i grani di zucchero (questo processo si chiama togi). In seguito si mette lo zucchero in un tessuto di lino, lo si depone in un’apposito contenitore chiamato oshibune (un tipo di imbarcazione, ma si può tradurre letteralmente come “vascello per comprimere”), dove viene compattato con dei pesi. Il processo è ripetuto alcune volte, a alla fine lo zucchero viene fatto seccare per una settimana, dopodiché il prodotto è completo.

Il nome wa-sanbon deriva deriva dal fatto che la lavorazione chiamata togi viene fatta tre volte su un vassoio (sanbon significa letteralmente “tre vassoi”). Tuttavia recentemente sia togi sia il compattamento con oshibune si fanno più di cinque volte per aumentare la bianchezza del prodotto.

Grazie a questo processo di lavorazione, wa-sanbon ha una grana simile allo zucchero in polvere, una dolcezza non eccessiva e un buon retrogusto. Ma siccome, oltre a richiedere una lavorazione lunga e complessa, lo si produce solo nei periodi di bassa tempuratura, wa-sanbon è considerato un prodotto di lusso.

Il menu di Cafe Bazz

Il menu

In questa foto si vede tè verde in polvere e dango con kazari-e. Il tè non è molto amaro e si beve senza problemi. I piatti con cui si servono i prodotti sono decorati con un disegno fatto con lo zucchero wa-sanbon, che rappresenta una scena tipica della Kyoto tradizionale. Questi disegni si chiamano Kyo-kazari-e (“disegni ornamentali di Kyoto”).
In questa foto si vede Il dango spalmato di wa-sanbon. Anche se è un peccato, il dango si deve mangiare spalmato nello zucchero della decorazione.Ci sono anche piatti senza kazari-e, ma vi raccomandiamo vivamente di scegliere quelli decorati!
zuppa di fagioli rossi In questa foto si vede shiruko, la zuppa di fagioli rossi dolci con shiratama-dango, servita in un piatto con un kazari-e che rappresenta una maiko (vedi sotto), e con contorno di tsukemono (ortaggi in salamoia tradizionali) tipici di Kyoto.
Questo locale è uno dei preferiti dalle maiko, le giovani geishe di Kyoto, e alla parete sono appesi ventagli usati dalle maiko come biglietti da visita. Non mancate di contemplare questa scena tipica della Kyoto tradizionale!
Inoltre nel locale c’è un angolo dove sono esposti vari oggetti ornamentali fatti a mano, come ad esempio pendagli, tazze da tè verde in polvere ecc. Il tè verde in polvere (maccha) del locale si puòbere in queste tazze.

Accesso

Ci sono 28 posti a sedere, e il personale può comunicare in inglese con gli stranieri. Non c’è parcheggio, ed è vietato fumare in tutto il locale.

INDIRIZZO: Gojobashihigashi 6-538-37, Higashiyamaku, Kyotoshi 605-0846

TELEFONO: 075-525-0100

ACCESSO: Si prende l’autobus numero 100 dalla stazione JR di Kyoto, si scende alla fermata di Gojozaka e si cammina per 7 minuti. Oppure si scende alla stazione di Kiyomizugojoeki della linea ferroviaria Keihan di Keihandentetsu e si cammina per 13 minuti.

ORARIO DI APERTURA: 10.30-18.00 (Quando shiratama-dango è esaurito il negozio chiude.)

GIORNO DI CHIUSURA: martedì

Una fabbrica di tè giapponese a Uji

Ikeda Ami, Kusano Yurika

Uji, vicino a Kyoto, è un luogo adatto alla produzione del tè, perché vi cala la foschia dall’omonimo fiume. È stato il primo luogo di produzione del tè giapponese, e Uji-cha, il tè di Uji, è ancor oggi famosissimo in tutto il paese.

Ci sono varie specie di tè, per esempio: ryokucha (tè verde giapponese), uloncha (il tè oolong cinese), kocha (tè nero). I vari tipi di tè sono prodotti dalla foglia di un sempreverde della famiglia della camelia. Il tè nero è ottenuto facendo fermentare completamente la foglia raccolta, il tè Ulon è fermentato a metà, invece il tè verde è prodotto senza fermentazione. Ci sono 10 specie di ryokucha, e la gamma dei sapori si può ampliare tramite un’ulteriore tostatura o o l’aggiunta di riso arrostito. Per esempio hojicha, genmaicha ecc.

Il maccha è tè verde in polvere, usato anche nella famosa cerimonia del tè. Ci sono tanti stabilimenti che producono maccha, ma ve ne vogliamo presentare uno il cui maccha ha un elevata quantità di nutrienti, grazie al particolare processo di lavorazione. Il tè è tenuto al riparo dai raggi del sole per più di 20 giorni, è asciugato senza essere strofinato, e dopo aver cotto a vapore i germogli si macina solo la parte interna della foglia con una macina di pietra. Dopo la macinatura è pronto per essere bevuto.

Il maccha è efficace contro l’ipertensione, per prevenire l’invecchiamento, il diabete, il cancro, l’influenza, le carie, come bevanda dietetica e per tante altre cose.

 

Vari tipi di tè

Vari tipi di tè

Storia dello stabilimento

Verso la seconda metà del 17° secolo Kyujiro Koyama, un pioniere della coltivazione del tè verde, cominciò a coltivare e produrre il tè a Uji. Questa è l’origine della ditta Marukyu Koyama. Con la quarta genezione di proprietari cominciò la vendita del tè, e con l’ottava il mercato fu esteso a tutto il Giappone.

Il motto della ditta è: nella produzione del tè la cosa più importante è la qualità. Marukyu Koyama ha ottenuto molti premi, in riconoscimento della cura dedicata al tè giapponese durante tutto il processo produttivo, dalla coltivazione alla vendita.

Foto di premi e riconoscimenti per Marukyu Koyama

Premi e riconoscimenti per Marukyu Koyama

Introduzione del tè in Giappone

Il tè fu introdotto in Giappone dalla Cina. Secondo i documenti antichi, nell’epoca Nara (8° secolo) si faceva già la cerimonia del tè, e nella successiva epoca Heian i monaci buddisti Kukai (Kobo Daishi, 774-835) e Saicho (Dengyo Daishi, 767-822) hanno introdotto nuovi tipi di tè e nuovi modi di berlo dalla Cina. Si pensa che la coltura dell’albero del tè in Giappone risalga a questo periodo.

Foto di Marukyu Koyama

Marukyu Koyama

Visita alla fabbrica:

Una visita a Marukyu Koyama comprende:

1. Proiezione di video sulla produzione del té dalla coltivazione alla lavorazione, e i dolci fatti con il maccha.

2. Visita allo stabilimento di produzione del maccha con spiegazione del processo.

3. Visita al laboratorio dove si controlla la qualità del prodotto finito.

4. Visita alla stanza tradizionale del tè con esperienza della cerimonia del tè.

5. Preparazione e degustazione del maccha, con assaggio di dolci tradizionali confezionati appositamente per la cerimonia del tè.

Foto di maccha e dolci tradizionali

Maccha e dolci tradizionali

A Marukyu Koyama si può anche comprare una confezione regalo di maccha e mangiare il gelato di maccha e hojicha.

È buonissimo!

Foto di gelati di maccha e ojicha

Gelati di maccha e ojicha

Foto dello spaccio

Lo spaccio

Accesso

La stazione più vicina è Mukaijima della linea Kintetsu. Ci vogliono circa 25 minuti dalla stazione di Kyoto. Da Mukaijima ci vogliono 5 minuti in taxi.

Tempo necessario per vistate la fabbrica: circa 90 minuti. Si può fare una visita più breve, specificandolo al momento della prenotazione.

Orario: dal lunedì al sabato, mattina 10-12, pomeriggio 13-16. Poiché a volte il sabato è chiuso, conviene informarsi prima.

Numero di persone in una visita: 2-40 persone.

Prezzo: la visita  è gratis.

Nel prenotare la visita bisogna specificare: il giorno e l’ora della visita; nome e cognome di un rappresentante del gruppo; indirizzo; numero di telefono.

Per prenotare è necessario inviare i dati a uno dei recapiti seguenti entro una settimana prima del giorno desiderato.

Telefono: 0774-20-0909

Fax: 0774-28-2288

Indirizzo: Marukyu Koyamaen Makishima Kojo, Terauchi 86, Kokuracho, Uji 611-0042, Giappone

E-mail accessibile dal sito web di Marukyu Koyama:

Http://www.marukyu-koyamaen.co.jp/top.html

Le spiegazioni sono solo in giapponese, per cui conviene portare un interprete.

La Torre Di Kyoto

Ikumi Miyazaki

Una città in cui coesistono aspetti contrastanti

Kyoto è una città in cui il nuovo e l’antico coesistono. Specialmente la stazione JR di Kyoto (Ferrovie Giapponesi) e le sue vicinanze sono uno spazio pieno di ‘novità.

La stazione di Kyoto presenta un’architettura inorganica e moderna in contrasto con l’immagine generale della città (tra le opere dell’architetto HARA Kouji vi è anche la Sky Tower di Umeda a Osaka).

Appena fuori dall’uscita principale della stazione si vede la Torre di Kyoto che è un simbolo della città.
Per quanto riguarda le altre famose torri del Giappone, ci sono la Torre di Tokyo e la Tsūtenkaku (a Osaka), che però sono molto diverse da quella di Kyoto. Su questo punto però mi soffermerò dopo.
Prima vorrei presentarvi un episodio che risale al periodo precedente al completamento della Torre di Kyoto.

La storia della Torre

Non tutti erano d’accordo alla costruzione, alcuni si opposero.
La prima persona ad opporsi non era giapponese , ma straniera. Jean-Pierre Oshcorne, che allora
insegnava all’Università per gli Studi Stranieri di Kyoto (la mia università!), mandò una lettera di protesta al sindaco di Kyoto.
Secondo Jean-Pierre Oshcorne non si poteva permettere di rovinare la tradizionale atmosfera di Kyoto
costruendo davanti alla stazione centrale una torre alta 131 metri.
Successivamente le colonne dei giornali si riempirono di opinioni favorevoli e contrarie.
Coloro che si opponevano alla costruzione lanciavano critiche come: “la torre distuggerà la bellezza di Kyoto”, “La torre è una volgare attrazione turistica”, e “la torre distrugge il sogno della vecchia città”.
In quegli anni, e tuttora, vi era un’ordinanza municipale che proibiva la costruzione di edifici troppo alti.
D’altra parte, studiosi e critici famosi espressero la loro opinione favorevole. Essi sostenevano che la città non si svilupppa se ci si oppone sempre al cambiamento. Anche se Kyoto è considerata una città antica, si tratta di una città moderna con una popolazione di 1 milione e 300 mila abitanti.”
In tali circostanze il presidente dell’impresa di costruzioni ha detto di avere prestato sufficiente attenzione al problema di armonizzare la torre con l’ambiente circostante. Ha inoltre oservato che anche la Torre Eiffel nella celebre Parigi in un primo momento fu severamente criticata: qualunque cosa si faccia, ci sono sempre diverse opinioni, ma lui non aveva alcuna itenzione di rinunciare alla costruzione.
Ecco l’aspetto definitivo della torre: la superficie è liscia e disegna una bella curva, mentre la struttura interna non è visibile.

Questa è la differenza rispetto alle torri di Tokyo e Osaka.
Questa bella struttura vuole rappresentare un faro che illumina la città, e anche se a Kyoto non c’è il mare, si può immaginare che i tetti di tegole siano le onde.
Ci sono però anche quelli che dicono che sembra una candela.
E così il ‘faro’ di Kyoto si armonizzò con lo scenario della città antica, e ne diventò un simbolo.

Nota

La ragione per cui per la Torre di Kyoto fu stabilita l’altezza di 131 metri, era che la popolazione durante la progettazione raggiungeva 1 milione e 310 mila abitanti (Adesso sono 1 milione e 460 mila).
La mascotte della torre si chiama Tawawa-chan. Tante persone la comprano come souvenir.

Murin-an

Mami Tanaka, Junko Morimoto


Murin-an è il nome di una villa che originariamente il Principe Aritomo Yamagata aveva fatto costruire a Kiyamachi, tra il 1894 e il 1896. La villa che vediamo ora e che ha lo stesso nome fu fatta costruire successivamente e fu completata solo dopo la guerra russo-giapponese(1904-1905). Il nome deriva in parte da quello di un’altra abitazione che il Principe Aritomo aveva precedentemente fatto edificare nel Choshu e che si chiamava “So-an”, ovvero “la casa semplice e piccola”.

Dopo aver attraversato la porta del muro di recinzione che circonda Murin-an, si possono vedere a sinistra un palazzo in stile occidentale a due piani, costruito nel 1990, e a destra la casa principale in stile giapponese e interamente di legno, nella quale i visitatori possono bere il tè. In mezzo ai due edifici c’è un ampio giardino, che fu particolarmente amato dal Principe Aritomo e che fu realizzato sotto la sua supervisione dal maestro Tihei Ogawa, nello stile tradizionale dei giardini Meiji.



La sala adibita alla cerimonia del tè è stata costruita nello stile della scuola Yabunouci. Al primo piano del palazzo in stile occidentale c’è una pittura in stile Karino.

Nella villa ebbe lungo un episodio famoso nella storia del Giappone moderno. Il 21 aprile 1903 il Principe Aritomo Yamagata, il Primo Ministro Hirobumi Ito, Taro Katura e Jutaro Kobayashi vi si riunirono per stabilire le linee guida della strategia diplomatica del Giappone alla vigilia del conflitto con la Russia.

Il tempio Tōji

Risa Takahashi, Natsumi Yamamoto, Yumi Yoshida
Tutti lo chiamano Tōji, ovvero “il tempio dell’Est”, ma il suo vero nome è Kyōgokokuji. Fu costruito nel 796 a est della porta principale della nuova capitale, che due anni prima era stata trasferita da Nagaoka-kyō a Heian-kyō, l’odierna Kyoto. Ad ovest, in posizione simmetrica rispetto alla porta, fu costruito invece il tempio Saiji (il cui nome significa “il tempio dell’Ovest”) che ora non esiste più perché nel 1233 fu distrutto da un incendio. Nell’823 il Tōji fu donato dall’Imperatore Saga a Kōbō Daishi (Kūkai), il fondatore della setta Shingon.

Kōbō Daishi Gojū-no-tō

Kōbōsan (il mercato)

 

Il ventuno di ogni mese, l’anniversario della morte di Kōbō Daishi, si tiene all’interno del Tempio il mercato chiamato Kōbōsan. Ci sono sempre almeno mille bancarelle e più di duecentomila visitatori, tra cui anche molti stranieri. In questo mercato si possono trovare molti oggetti interessanti e a buon prezzo, come ad esempio kimono, vasellame, bonsai, bambole, vestiti e generi alimentari. Per i visitatori il divertimento è assicurato.



 

Gojū-no-tō (la pagoda a cinque piani)

La pagoda a cinque piani è il simbolo del Tempio, ed è considerata un tesoro artistico nazionale. Fu costruita da Kōbō Daishi nell’826, ma è stata successivamente distrutta dal fuoco quattro volte. L’edificio che si vede attualmente è del diciassettesimo secolo (periodo Edo). La pagoda è alta cinquantacinque metri ed è l’edificio antico più alto del Giappone.

 

Kondō (la sala dorata per i riti buddisti)

Kondō significa letteralmente “la sala dorata per i riti buddisti”, ma a dispetto del nome non è veramente dorata. Il suo appellativo si collega invece al fatto che al suo interno si trova una sontuosa statua dorata del Buddha. L’edificio, costruito in stile tradizionale giapponese, è considerato un tesoro artistico nazionale. Nella sala si trova anche la statua di Yakushinyorai a cui è dedicato il Tempio. Il Buddha Yakushinyorai viene venerato come un santo e si crede che possa guarire dalle sofferenze e dalle malattie gravi. La sua statua fu costruita nel 1630 ed è considerata un importante bene culturale.


Kondō Kōdō

 

Kōdō (la sala per i riti buddisti)

La costruzione di questa sala, progettata da Kōbō Daishi, fu completata solo dopo la sua morte.
Al suo interno si trovano ventuno antiche statue del Buddha, disposte come un mandala (diagramma sacro) in modo da rappresentare il cosmo ideale del buddismo che Kōbō Daishi aveva concepito.