Caffetterie

September 28, 2009

Masaki Saito, Shohei Takaso, Risa akahashi

In Italia ci sono tre principali specie di bar o caffetterie: il bar ristorante che offre soprattutto cibi, il classico bar che offre soprattutto caffè, e il bar gelateria, che offre soprattutto gelati. Quasi tutte queste varietà si possono trovare nei bar o caffetterie giapponesi. I locali sono arredati, spesso si può consumare un pasto stando seduti su un divano in un angolo illuminato, bere qualcosa, e poi mangiare un dessert sempre sentendosi a proprio agio.
Soprattutto a Kyoto ci sono tante caffetterie bene inserite dentro vecchi quartieri.
Vorremo presentarvi qui due famose caffetterie, una in cima ad una collina, l’altra arredata con tatami.

MO-AN

Questa caffetteria si trova in cima ad una piccola collina chiamata Yoshida (“An” di “Mo-an” significa “casa modesta”).
Nel menù per il pranzo ci sono pochi piatti ma molti dessert e bevande, e non solo il caffè espresso ma anche il tè verde.
Nella foto sotto potete vedere il Pita sandwich con zuppa e legumi marinati.
Il Pita sandwich può essere con: zucca e formaggio cremoso; pollo e pesca con mostarda dolce; pomodoro e mozzarella; melanzane, zucchine e pancetta affumicata. Si possono scegliere due gusti fra questi quattro. Vorremmo consigliarvi pomodoro e mozzarellam e melanzane, zucchine e pancetta affumicata. I sapori sono naturali e si possono gustare le verdure. Anche la zuppa di patate rosse è molto saporita.


CAFFETTERIA SABON
Questa caffetteria è abbastanza difficile da raggiungere perché si trova in una strada secondaria.
Nella caffetteria c’è il bancone ma anche le stuoie tradizionali tatami che permetteno ai giapponesi di sedersi stando a proprio agio.
La cucina è asiatica ed etnica. Ci sono pasti a prezzo fisso con zuppa di miso, e altri più originali senza.
Tra quelli che abbiamo provato ci sono il riso alla cantonese con tsukemono, la pasta con il miso e le melanzane, poi per dessert la castela al caffè (la castela è un dolce giapponese d’origine portoghese simile al pan di Spagna) e lo zenzai (gnocco di farina di riso che si cuoce con i fagioli azuki e lo zucchero a fuoco lento).
Non mancate di sedervi sui tatami distendendo bene le gambe!

  • indirizzo < Fuyachō-dōri Sanjō sagaru Shirakabe-chō, 438, Nakagyō-ku, Kyoto>

Il tempio Chion-in

Masaki SAITO, Shohei TAKASO

Introduzione
Il CHION-IN è uno dei tempi principali della setta buddhista della Terra Pura (JŌDO-SHŪ)
Questo tempio è conosciuto con il nome di KACHŌ-SAN, dal nome della montagna ai cui piedi soorge il tempio.
Il CHION-IN fu costruito nel 1234, nel periodo KAMAKURA, da GENCHI, un discepolo di HŌNEN, il fondatore della scuola buddhista della Terra Pura. È stato costruito sul luogo dove HŌNEN aveva trascorso quasi metà della sua vita e dove morì.
Il tempio si trova al centro della città di KYŌTO. vicino al tempio scintoista YASAKA.
Le attuali costruzioni risalgono al periodo EDO (1600-1868)
Il CHION-IN è sempre stato molto popolare tra i giapponesi, dallo SHŌGUN alle persone comuni.

Tesori nazionali

Al CHION-IN ci sono due tesori nazionali, lo HONDŌ, che significa “edificio principale” ed è anche chiamato MIEIDŌ, e il SANMON.
Lo HONDŌ fu fatto costruire nel 1639 da TOKUGAWA IEMITSU, il terzo SHŌGUN dell’epoca EDO.
All’interno dell’edificio si trova la statua di HŌNEN. La sua architettura è tipica delle costruzioni buddiste del periodo premoderno. Questa struttura è stata dichiarata patrimonio culturale nazionale nel 2002, per il suo valore culturale.
La porta SANMON è a due piani con un’altezza di 24 metri. Al piano superiore si trova una stanza sul cui soffitto è dipinto un drago.

I sette fatti curiosi
Ai giapponesi piacciono le sorie curiose e misteriose tradizionalmente legate a un luogo, spesso chiamate “i sette misteri” o “sette fatti curiosi” (NANAFUSHIGI).
Anche nel caso del CHION-IN ci sono storie misteriose interessanti, tra cui il WASUREGASA.
WASUREGASA significa letteralmente “l’ombrello dimenticato”. Secondo la tradizione, una volta una volpe bianca lasciò un ombrello al CHION-IN. Si dice che questo ombrello protegga il tempio dagli incendi.

Scalinata degli uomini e scalinata delle donne

Al CHION-IN ci sono due scalinate.
Una è appunto chiamata OTOKOZAKA (scalinata degli uomini), perché è molto ripida, l’altra è chiamata ONNAZAKA (scalinata delle
donne) perché è relativamente dolce.

SANMON

I ramen di Kitashirakawa

Shuhei Yasuda

Ci sono tanti ristoranti di ramen (tagliolini cinesi in brodo) a Kyoto.
Questa volta vorrei presentarvi alcuni tra i migliori locali di ramen che potrete raggiungere a piedi dal Padiglione d’Argento (Ginkakuji).

Il primo negozio si chiama Masutani (ますたに)e, con i suoi 60 anni di storia è uno dei ristoranti di ramen più antichi di Kyoto.
Il locale, a prima vista, ha un aspetto modesto, ma l’abito non fa il monaco: il gusto del ramen e’ veramente raffinato. Il locale è molto piccolo e stretto,ma la sua atmosfera è molto caratteristica.
Il menù è molto semplice: ramen (600 yen) e riso (150 yen). Tutto qui.
Il ramen è FAVOLOSO! Si dice che Masutani sia il miglior ristorante di Ramen di tutto il Kansai!

Si può raggiungere a piedi in circa 10 minuti dal Padiglione d’Argento.
Ma attenzione, andateci presto perché intorno alle 12 è sempre affollatissimo.

Orario: giorni feriali: 10:00~19:00; giorni festivi: 10:00~18:00
Giorni di chiusura: il lunedì e il terzo martedì del mese.

Il secondo ristorante che voglio presentarvi si chiama Akatsuki (あかつき). Si trova proprio davanti alla libreria Gakeshobou.

Il gusto del ramen di Akatsuki non tradisce mai: è sempre eccezionale.
Anche questo locale è un po’ angusto, ma nei pomeriggi dei giorni feriali il riso è sempre gratis! Il ramen costa 600 yen.
Il locale è aperto fino a tardi: un ramen da Akatsuki è proprio l’ideale per concludere in bellezza una bella serata di bevute e di baldoria!

Orario: pranzo: 12:00~15:00; cena: 18:00~3:00
È aperto tutti i giorni dell’anno.

L’ultimo locale che vi presento si chiama Tonryuu (東龍). Si trova vicino alla Gakeshobou e al ristorante Akatsuki.
Questo locale è stato aperto soltanto pochi anni fa, nel 2000, ma nonostante ciò è molto popolare: ogni giorno c’è una coda lunghissima all’entrata!
Può ospitare un gran numero di persone.

Il padrone del Tonryuu ha visitato il Vietnam, la Thailandia, Taiwan e Hong Kong, e il suo modo di cucinare è stato influenzato molto dalla cultura gastronomica del Sud-est asiatico. In questo modo è nata la sua specialità: il “Tonryuu soba” (600 yen).

Orario: pranzo: 11:30~14:00; cena: 17:00~1:30
Giorno di chiusura: il Mercoledì

Se venite a Kitashirakawa, mi raccomando: mangiatevi un bel piatto di ramen prima o dopo aver visitato il Padiglione d’Argento. E poi andate alla libreria Gakeshobou e, perchè no? …mangiatevene un altro!
I ramen di Kyoto hanno un sapore veramente unico e fantastico!
la mappa

Il santuario di Shimogamo e il rituale scintoista

Shuhei Yasuda, Yuki Yoshikawa, Yosuke Isono

Vi presentiamo il santuario scintoista di Shimogamo, un famoso patrimonio culturale dell’umanità a Kyoto.
Il nome vero è Santuario Kamomioya, ma spesso neppure le persone del luogo lo sanno.
Quel nome appare già nel Kojiki, il più antico testo scritto giapponese.
Nel Kojiki si parla del rapporto che il santuario di Shimogamo ha con un altro famoso patrimonio culturale dell’umanità, il santuario di Kamigamo (il vero nome è Santuario Kamowakeikazuchi).
Il santuario di Shimogamo ha una lunga storia e uno stretto rapporto con la vita quotidinana degli abitanti di Kyoto, tanto che non si può parlare delle feste e delle attività religiose a Kyoto senza menzionarlo. In particolare vi si tengono la “festa della malva” e “Yabusame”, una festa in cui arceri a cavallo in costumi tradizionali tirano al bersaglio mentre galoppano.
Per arrivare agli edifici del santuario si attraversa il bosco di Tadasu, una vasta distesa alberata che fa scordare che ci si trova nel bel mezzo di una città.

Il portale (Romon) è ufficialmente riconosciuto come monumento di grande importanza storica nazionale.
Il portale (Romon)

Quando si entra nel tempio per pregare, si devono osservare le buone maniere del rituale scintoista.
Vi vogliamo descrivere le regole rituali che neppure la maggior parte dei giapponesi conoscono bene.

①Prima di passare sotto il portale (torii), ci si inchina leggermente, poi ci si riaggiustano i vestiti

②Andando dal torii al luogo per lavarsi ritualmente le mani (shusuisha) si evita di camminare al centro del sentiero, perché il centro è riservato al Dio.

③Quando si arriva al shusuisha, si fa l’abluzione rituale (misogi) per lavare via le impurità del mondo profano. Ci si deve concentrare per purificare la mente assieme al corpo.

1.Si prende il mestolo di bambù (hishaku) per il manico con la mano destra e si spruzza l’acqua sulla mano sinistra.

2.Si sposta hishaku nella mano sinistra e si spruzza l’acqua sulla mano destra

3.Si riprende hishaku con la mano destra, si versa acqua nella mano sinistra e ci si sciacqua la bocca.

4.Si purifica di nuovo la mano sinistra.

5.Si alza hishaku verticalmente, facendo colare l’acqua rimasta sul manico per purificarlo.

6.Si rimette hishaku al suo posto

④Dopo avere purificato il corpo e la mente con misogi, si accede finalmente al santuario. Anche in questo caso si evita il centro della strada. Quando si arriva davanti all’edificio principale si prega.

1.Ci si inchina leggermente.

2.Stando in piedi davanti all’edificio, si dà un piccolo obolo e poi suona la campanella.

3.Ci si inchina profondamente due volte. L’inchino deve essere a un angolo di 45°e le braccia devono essere diritte ai lati del corpo.

4.Si congiungono i palmi delle mani davanti al petto e si battono le mani due volte muovendo solo la mano destra.

5.Ci si inchina pofondamente una volta.

Questo serie rituale di movimenti si chiama nihai nihaku ippai (due inchini, due battute, un inchino).

A questo punto la preghiera è finita, e nel tempo che si rimane ci si può rilassare ammirando gli edifici antichi e i giardini tradizionali.

L’edificio principale è un tesore artistico nazionale, e i luoghi dove si tengono gli incontri di composizione poetica chiamati saiden o le sedute di cerimonia del tè chiamate chakai sono monumenti di grande importanza storica nazionale.

L’edificio principale Saiden

Quando visitate i santuari di Kyoto, non andate di fretta come fanno tanti turisti, ma provate a pregare e ad ammirare con calma la bellezza antica del Giappone.

Ciao!!

Kennin-ji

Shota Komegaw,a Shohei Takaso, Masaki Saito

建仁寺

Kennin-ji è il tempio zen più antico a Kyoto, costruito circa 800 anni fa, durante il periodo Kamakura.
Vi vogliamo parlare di tre opere interessanti che si trovano a Kennin-ji e meritano di essere viste.

≪Paravento del Dio del vento e del Dio del tuono≫

Il pittore Tawaraya Sotatsu ha dipinto questo paravento nel 17esimo secolo (periodo Edo in Giappone). Era un pittore della scuola Rin, e questa è la sua opera più importante, considerata tesoro nazionale. Misura 169.8×154.5 cm., ed è una delle opere più famose nella storia dell’arte giapponese. Quando i giapponesi immaginano gli Dei del vento e del tuono, anche oggi li immaginano sempre come sono raffigurati in questo paravento. Purtroppo non è rimasto alcun documento antico relativo all’opera. Quello che colpisce maggiormente chi la guarda è l’espressione al tempo stesso felice e minacciosa degli Dei.

≪Giardino di ○△□≫

Che cosa significa ○△□??
Queste figure significano le forme che danno origine al cosmo e simbolizzano i quattro elementi (terra, acqua, fuoco, vento) del buddismo Zen.
○ rappresenta l’acqua. Al centro del giardino c’è un circolo con una camelia.
△ rappresenta il fuoco. Il giardino è coperto di sabbia bianca ammucchiata in forma di triangolo.
□ rappresenta la terra. Nel giardino c’è un pozzo con un coperchio di bambù quadrato.
In questo momento il lettore si starà probabilmente chiedendo dov’è il vento.
Il vento è l’aria nel giardino. Il vento non si può vedere, e quindi neppure rappresentare con una figura geometrica. Nel giardino di ○△□ si può avvertire l’energia che vibra nello spazio cosmico.

≪Soryu‐zu≫

Nell’anno 2002, per celebrare gli 8oo anni dalla fondazione del tempio, il pittore Junsaku Koizumi ha dipinto su un soffitto un’opera chiamata Soryu-zu. Le dimensioni sono 11.4×15.7 m., ed è dipinto su robusta carta giapponese con un’inchiostro chiamato teikunbo.
A volta un drago è dipinto sui soffitti dei templi Zen come protettore della pratica del buddismo. Viene inoltre coniderato un dio d’acqua, e siccome si pensa che faccia piovere, si paragona la pioggia che arricchisce la terra all’insegnamento del buddismo che arricchisce la mente dei novizi. Ma fino a pochi anni fa non era stato dipinto niente sul soffitto del Kennin-ji. Perciò Soryu-zu è il primo soffitto dipinto nella storia del tempio dalla sua fondaziojne.
Di solito viene dipinto un solo drago, ma qui si vede l’immagine dinamica di due draghi aggrovigliati che occupano l’intero soffitto. Non rappresenta di una lotta fra due draghi, bensì la loro armoniosa unione.

Il santuario di Jishu (Jishu Jinja)

Mitoki Nakamura

    • Storia e informazioni fondamentali

Il santuario scintoista Jishu-jinja si trova all’interno dell’area del tempio buddista KIYOMIZU-DERA, situato nella parte orientale di Kyoto. Il santuario è molto famoso per il Dio delle nozze, quindi è visitato quotidianamente da tante donne e studentesse in gita scolastica.

Secondo la tradizione storica sul santuario, la sua costruzione precedette la fondazione della nazione giapponese.
La storia antica del santuario non è ben conosciuta, ma recentemente un fisico americano ha dimostrato che le “pietre dell’amore” sono di epoca Jomon.
La zona intorno al santuario, chiamata Meisho-Horaisan fin dall’antichità, è venerata come montagna sacra alla giovinezza.

Nel 1994 Jishu jinja è stato dichiarato patrimonio culturale dell’umanità.

    • La sala principale del santuario e il Dio

【La sala principale】
【Okuninushino Mikoto】
La sala principale è dedicata a Okuninushino Mikoto, famoso come Dio delle nozze.
Egli non solo aiuta chi si vuole sposare, ma concede anche il parto facile, il benessere della famiglia, la salute, ecc.
La prima e la terza domenica di ogni mese, dall’una di pomeriggio, si tiene una cerimonia solenne di preghiere propiziatorie per le nozze.
Ogni anno vi partecipano 150.000 persone.
La cerimonia è aperta a tutti, ma prima bisogna iscriversi e fare un’offerta per la preghiera.

    • Le pietre dell’amore

Ci sono due pietre famose chiamate “pietre dell’amore ” in questo santuario.
Esse permettono di conoscere il destino in amore.
Le due pietre sono poste a dieci metri una dall’altra, e secondo la tradizione chi può camminare da una pietra all’altra ad occhi chiusi e senza l’aiuto di altre persone realizzerà i propri desideri in amore.
Chi invece ha bisogno della guida di qualcuno, deve farsi consigliare da altri per realizzare i propri desideri.

    • Rikko Inari

In questo santuario è venerato il Dio della prosperità nei commerci, il benessere della famiglia, e la fortuna.

    • Ema (tavolette votive)

Le tavolette votive nei santuari giapponesi sono chiamate Ema.
In generale, i desideri che si desiderano realizzati e le preghiere vengono scritte su queste tavolette.

In particolare, sulle tavolette di questo santuario si scrivono i desideri d’amore.

Al giorno d’oggi sulle tavolette c’è di solito l’immagine dell’animale che dà il nome all’anno corrente secondo il calendario astrologico cinese, ma sulle tavolette di Jishu Jinja è raffigurato il Dio Okuninushino-Mikoto.

    • Omikuji (oracoli)

Gli oracoli predicono la sorte in amore, nel matrimonio, nei viaggi, il gioco d’azzardo, e fanno ritrovare gli oggetti perduti.
Si può comprarne uno per 200 yen.
Si dice che gli oracoli di questo santuario sono i più venduti di tutto il Giappone.
Se si prende un oracolo fortunato, è meglio portarlo a casa e custodirlo nel portafoglio o nella borsa.
Invece se si prende un oracolo sfortunato, bisogna legarlo al ramo di un albero, perché in tal modo il Dio muterà la sfortuna in buona sorte.

  • Omamori (amuleti)

Nel santuario si vendono tanti tipi di amuleti (Omamori).
Per esempio, gli omamori nella foto sono per chi vuole rafforzare il rapporto di coppia.
A sinistra, quello rosso è per la donna e quello blu per l’uomo.
A destra, quello dorato è per la donna e quello argentato per l’uomo.
Ci sono vari omamori per la salute, la longevità, il successo negli esami, la sicurezza sulle strade; oppure omamori collegati al segno zodiacale cinese, ecc.

Kyomizudera

Kazuhito Takahashi

Benvenuti a Kiyomizudera!

 

La storia di kiyomizudera

Kiyomizudera, il cui nome vuol dire “il tempio dell’acqua pura”, fu costruito nel 780 da un’antica setta buddista. È uno dei templi più famosi del Giappone, e nel 1994 è stato dichiarato patrimonio culturale dell’umanità. Si trova sulle colline orientali di Kyoto, in mezzo ai boschi, e dal suo ampio terrazzo in legno, che dà al tempio il suo aspetto unico, i visitatori possono ammirare il panorama della città. Sotto il terrazzo scorrono tre rivoli di acqua pura che si dice abbia virtù terapeutiche. Il nome del tempio deriva proprio dall’acqua che scorre dalle colline formando una cascata all’interno del recinto sacro. Dietro la costruzione principale del tempio si trova il santuario di Jishu, dedicato al dio dell’amore. Di fronte al santuario ci sono due rocce, molto distanti tra loro, e si crede che se si riesce a percorrere ad occhi chiusi il cammino che le separa si ottenga la fortuna in amore.

 

Alcune informazioni su Kiyomizudera

☆Per dire che qualcuno sta prendendo una decisione difficile e rischiosa si dice “buttarsi giù dal terrazzo di Kiyomizudera” (Kiyomizu no butai kara tobioriru).

☆ Ogni anno, il 12 dicembre, nel tempio viene esposto un carattere cinese scritto a mano dai monaci, il cui significato è scelto per designare la caratteristica dell’anno venturo.

☆Qualche volta il tempio è aperto anche di notte.

☆Dal tempio si gode di una vista meravigliosa.

☆Nel tempio ci sono 16 edifici e 9 opere d’arte considerati patrimonio culturale del Giappone.

☆Lungo la strada che dai piedi della collina porta al tempio ci sono numerosi negozi di souvenir che vendono prodotti dell’artigianato locale.

☆All’interno del tempio ci sono tre cascate la cui acqua, se bevuta, si crede che aiuti la salute, l’intelligenza e l’amore (le cascate sono ordinate da destra a sinistra secondo la loro virtù).

Kiyomizudera è aperto dalle 6:00 alle 18:00.

L’ingresso costa 300 yen per gli adulti e 200 yen per i bambini in età scolare (fino alla scuola media).

Nanzen-ji

Risa Takahashi Natsumi, Yamamoto, Yumi Yoshida

Il Tempio Nanzen




1. La Storia

La storia del Nanzen-ji ha origine nel 1291, anno in cui l’imperatore Kameyama decise di trasformare la sua villa in un tempio Zen, affidandolo alle cure di Mukan Fumon che ne divenne l’Abate fondatore. Nel 1385 il Nanzen-ji fu proclamato dal generale Yoshimitsu Ashikaga il più importante tra i cosiddetti “gozan” (letteralmente “cinque montagne”), ossia i templi Zen principali di Kyoto: Tenryu, Shokoku, Kennin, Tofuku e Manju. Nel corso della sua storia è stato distrutto dal fuoco per ben tre volte (nel 1393, nel 1447 e nel 1467). Gli edifici che vediamo oggi sono stati costruiti nel periodo Edo.

2. San Mon (i tre cancelli)

Il monumentale portale d’ingresso, alto circa ventidue metri, fu fatto costruire nel 1628 dal generale Todo Takatora per commemorare i soldati caduti nella battaglia del Castello di Osaka. Il portale è famoso per una scena di un’opera del teatro kabuki in cui un personaggio storico di nome Ishikawa Goemon lo guarda ammirato ripetendo: “Che magnifico panorama!” (Zekkei kana! Zekkei kana!)

3. Hojo

La residenza è composta da due edifici, il Piccolo e il Grande Hojo, considerati tesori artistici nazionali. Nel Grande Hoijo (Dai-Hoijo) si possono ammirare alcuni meravigliosi fusuma (pannelli di legno scorrevoli rivestiti di carta) decorati nello stile dei seguaci di Karino.
4. Toranoko-watashi no Niwa (il Giardino del Guado del Cucciolo di Tigre)

Davanti alla residenza dell’Abate si trova un giardino chiamato “delle tigri che attraversano il fiume” perché al suo interno sono state collocate due pietre, una grande e una più piccola, che simboleggiano una tigre adulta che sta aiutando un cucciolo ad attraversare il fiume, rappresentato dalla ghiaia.
5. Nyoshin Tei (il giardino del cuore)

Davanti a Hojo si trova anche un altro giardino secco (karesansui), chiamato “del cuore” perché al suo interno ci sono alcune pietre disposte in modo da formare il carattere cinese che significa “cuore”, “anima” (心). Il carattere esprime la pace dello spirito che si può ottenere contemplando il giardino.
4. Suiro Kaku (l’acquedotto)

È un ponte di mattoni rossi, costruito nel periodo Meiji, che assomiglia a un acquedotto romano e che porta a Kyoto l’acqua che proviene dal lago Biwa, attraversando il Nanzen-ji.

Heian Jingu

Mami Tanaka, Junko Morimoto

Il santuario di Heian è stato costruito nel 1895, nella zona centrale di Kyoto, per celebrare il millecentesimo anniversario della fondazione della città, ed è stato dedicato agli imperatori Kammu e Komei. Davanti al santuario, molto distante rispetto all’entrata vera e propria, è stato eretto il più grande torii del Giappone, alto ben 19,3 metri. Il torii, elemento architettonico caratteristico dei santuari scintoisti, è un portale vermiglio costituito da due semplici colonne sormontate da un’architrave. L’edificio principale del santuario di Heian, chiamato Honden, è una riproduzione del Palazzo Imperiale di Kyoto. Al suo interno ci sono quattro divinità, una per ogni punto cardinale, alle quali è affidato il compito di proteggere la città.

Il portale (Otemon)

L’ingresso del santuario è un sontuoso edificio a due piani, un portale in forma di padiglione, che è sempre aperto al pubblico.

Daigokuden

Dal portale si entra nell’area principale di Heian Jingu, e si può vedere l’edificio chiamato Daigokuden, una riproduzione in scala ridotta (cinque ottavi) di un’antico edificio governativo.

Il giardino

Il giardino del santuario ha una superficie di 33 mila metri quadrati. Vi trovano riparo tanti volatili, come ad esempio il martin, noto anche con il nome di “gioiello volante” per il suo meraviglioso colore blu lapislazzuli, il falcone, l’airone e la civetta.

Le feste

Il 15 aprile, anniversario dell’intronizzazione dell’imperatore Kammu, avvenuta nel periodo Temmo, si celebra nel santuario di Heian la festa più importante dell’anno, chiamata “Reisai”.
Il 22 ottobre invece, per commemorare il trasferimento della capitale dell’impero a Kyoto, allora chiamata Heian Kyo, nell’anno 794, si svolge nella città il “Jidai Matsuri” (letteralmente, la festa delle epoche storiche). Le celebrazioni iniziano di prima mattina e gravitano attorno al santuario di Heian. L’evento culminante della festa ha luogo a metà giornata quando centinaia di persone, abbigliate con costumi tradizionali appartenenti a epoche diverse, sfilano in processione dall’antico Palazzo Imperiale fino al santuario di Heian, portando con sé le statue degli imperatori Kammu e Komei collocate all’interno di un mikoshi, tradizionale tempietto scintoista portatile in forma di palanchino.
Infine ogni anno, a partire dal 2003, si celebra nel santuario Heian la festa degli studenti universitari, che per importanza e tradizione non si può certo paragonare alle precedenti, ma che sta riscuotendo un successo notevole. Vi partecipano seimila studenti di tutte le università di Kyoto, che si danno appuntamento (di solito in ottobre) nella piazza del santuario per danzare allegramente e alleviare così le fatiche dello studio.

Orario di apertura:

estate, 8:30 – 17:30;
1 marzo – 14 marzo, 1 settembre – 31 ottobre, 8:30 – 17:00;
1 novembre – 28 febbraio, 8:30 – 16:30.
Biglietto intero per adulti: ¥600
Biglietto ridotto per ragazzi: ¥300

Sanjusangendo

Hiroyuki Hamamoto


Sanjusangendo è il nome con cui è conosciuto un tempio buddista che contiene un famoso edificio costruito per ospitare mille statue del bodhisattva Kannon (Avalokiteshvara). Il nome formale del tempio è Rengeoin, e Sanjusangendo è propriamente il nome dell’edificio principale.

Il nome Sanjusangendo, “Il padiglione dei 33 spazi”, è derivato da una caratteristica architettonica: ci sono 33 spazi fra i pilastri della facciata. Il numero allude al numero delle manifestazioni di Kannon, il bodhisattva compassionevole che assume 33 diverse forme per poter salvare tutti gli esseri umani.

L’imperatore Goshirakawa lo fece originariamente costruire all’interno di uno dei suoi palazzi nella seconda metà del periodo Heian, con l’aiuto finanziario di Taira no Kiyomori, un personaggio molto potente a quei tempi. Però l’edificio originale bruciò a causa del grande incendio di Kyoto del 1249, e quello che si vede attualmente è stato ricostruito nel 1266.

Durante il periodo in cui Kyoto fu capitale del Giappone furono costruiti numerosi edifici imponenti, ma la maggior parte fu distrutta in breve tempo a causa dei frequenti incendi e terremoti. Perciò i carpentieri hanno utilizzato numerose tecniche antisismiche ingegnose nella costruzione di Sanjusangendo, e ancora oggi possiamo ammirare l’edificio eretto nel 1266.

Le mille statue di Senju-Kannon occupano tutto lo spazio interno di Sanjusangendo. Ogni statua ha 11 visi e 40 mani. Tante mani rappresentano le mille mani (senju) con cui Kannon aiuta i mortali.

Centoventiquattro statue sono originali del periodo Heian, le altre sono state ricostruite nel periodo Kamakura impiegando 16 anni.

Si dice che si può trovare una statua che assomiglia a qualsiasi persona che si vuole vedere.
Al centro dell’edificio, in mezzo alle mille immagini di Kannon, è posta una statua di Senju-Kannon seduto considerata patrimonio artistico nazionale. Alta più di 3 metri, è fatta di legno di hinoki (cipresso giapponese), ed è interamente ricoperta da una pellicola di lacca Giapponese.

La statua centrale fu creata dal grande scultore di opere buddiste Tankei e dai suoi allievi durante la ricostruzione nel periodo Kamakura. Si dice che l’equilibrio dell’ intera figura, la determinazione solenne che si percepisce nel volto e l’espressione serena siano caratteristiche delle opere di Tankei.
Davanti alla statua di Tankei ci sono trenta statue di divinità buddiste originarie dell’India antica.

Toshiya e Yakazucho

Toshiya, che significa letteralmente “freccia che che ha colpito il bersaglio”, è una competizione di tiro con l’arco che si svolge all’interno del tempio. Le origini della competizione sono note solo attraverso la leggenda, ma si dice che esistesse già nel periodo Momoyama.

Toshiya si svolge lungo il lato meridionale del padiglione Sanjusangendo: gli arceri si posizionano all’estremità occidentale e tirano frecce a bersagli posti a 120 metri di distanza all’estremità orientale. Si tira un numero stabilito di frecce, e vince chi fa centro il maggior numero di volte. Ci sono varie categorie nella competizione: “Hyakui” (cento tiri), “Sen-i” (mille tiri) eccetera. Nel periodo Edo era popolarissima “Ooyakazu”, una gara in cui si tirava per 24 ore, dalla sera alla stessa ora del giorno seguente.

Nell’antico registro “Yakazucho” sono scritti i nomi dei partecipanti, le date, il numero di tiri, ecc. La voce più antica registra una Ooyakazu dell’aprile 1686, in cui il diciottenne Wasa Daihachiro di Kishu (un territorio che oggi si estende fra la prefettura di Wakayama e la prefettura di Mie) vinse con 8133 centri su 13053 tiri.