Il kabuki

February 26, 2006

Hiroyuki Hamamoto, Ryohei Hirose


Il più famoso attore di kabuki, Danjuro Ichikawa. Foto di pubblico dominio per scadenza dei diritti d’autore, tratta da Wikipedia Commons.

Il kabuki

Il kabuki è nato come danza accompagnata da strumenti musicali, ma nel corso della storia ha subito diverse trasformazioni per arrivare ai giorni nostri nella sua forma attuale.

Le sue origini risalgono al sedicesimo secolo, e precisamente al 1603, quando Izumono Okuni, una danzatrice e sacerdotessa del santuario di Izumo Taisha, dapprima introdusse nella tradizionale danza sacra alcuni elementi innovativi e profani, come ad esempio gli abiti esotici e le scenografie suggestive, e successivamente realizzò delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, portando in scena le storie e le passioni amorose di personaggi allora popolari.

In seguito al successo di questa prima forma di kabuki, gruppi di prostitute, per attirare su di sé l’attenzione del pubblico e incrementare i propri affari, allestirono spettacoli a sfondo più marcatamente sessuale che ottennero un successo altrettanto eclatante fino al 1629, anno in cui a tutte le cortigiane fu proibito di recitare per l’accusa di corrompere i costumi. La forma di kabuki da loro sperimentata fu chiamata “Yujokabuki”, ovvero il kabuki delle prostitute, o anche “onna kabuki”, il kabuki delle donne, per distinguerla dalle sue successive elaborazioni.

Fu allora che, a causa dell’espulsione delle donne dalla scena, i ragazzi adolescenti dagli undici ai quindici anni, i “wakashu”, iniziarono a interpretare i ruoli femminili. Anche il “Wakashukabuki” ebbe larga diffusione, ma come il precedente si legò alla prostituzione e fu bandito nel 1652.

Da quel momento in poi solo ai ragazzi maggiorenni fu consentito di salire sul palcoscenico e per farlo furono costretti a radersi i capelli sopra la fronte, com’era allora tradizione per tutti i maschi al compimento della maggiore età. Iniziò quindi a svilupparsi il kabuki degli adulti, o “Yarokabuki”, che con vari aggiustamenti è giunto fino ai giorni nostri, insieme alla consuetudine, chiamata “shumei”, che l’allievo prenda il nome del suo Maestro. In seguito vi presentiamo la trama di uno dei più famosi drammi del kabuki, scritto da uno dei più grandi autori del teatro giapponese, Chikamatsu Monzaemon (1653-1725).

Sonezaki shinju

Questa tragedia fu scritta da Chikamatsu ispirandosi a un fatto veramente accaduto. I personaggi principali sono Tokubei, un ragazzo che lavora in un negozio di salsa di soia e Ohatsu, una cortigiana. I due si amano profondamente, ma lo zio di Tokubei vuole che lui sposi la nipote della moglie, e la matrigna del ragazzo, senza consultarlo, dà immediatamente il suo consenso per intascare la cospicua dote. In seguito al rifiuto di Tokubei di convolare a nozze, perché fermamente innamorato di Ohatsu, lo zio chiede la restituzione della somma data ma Tokubei, recuperatala dalla matrigna, la consegna temporaneamente in prestito al suo caro amico Kuheiji, il quale successivamente negherà di averla ricevuta, lo picchierà e lo accuserà in pubblico di essere un bugiardo e un truffatore.

E così, di fronte all’impossibilità di restituire i soldi allo zio e di recuperare il proprio onore infangato dall’amico, Tokubei sceglie la soluzione del suicidio insieme all’amata Ohatsu che preferisce darsi la morte piuttosto che separarsi dall’amato. Nel bosco di Sonezaki, pregando il Budda e invocando il perdono delle persone care, Tokubei pugnala Ohatsu e poi se stesso.

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