Sanjusangendo

February 28, 2007

Hiroyuki Hamamoto


Sanjusangendo è il nome con cui è conosciuto un tempio buddista che contiene un famoso edificio costruito per ospitare mille statue del bodhisattva Kannon (Avalokiteshvara). Il nome formale del tempio è Rengeoin, e Sanjusangendo è propriamente il nome dell’edificio principale.

Il nome Sanjusangendo, “Il padiglione dei 33 spazi”, è derivato da una caratteristica architettonica: ci sono 33 spazi fra i pilastri della facciata. Il numero allude al numero delle manifestazioni di Kannon, il bodhisattva compassionevole che assume 33 diverse forme per poter salvare tutti gli esseri umani.

L’imperatore Goshirakawa lo fece originariamente costruire all’interno di uno dei suoi palazzi nella seconda metà del periodo Heian, con l’aiuto finanziario di Taira no Kiyomori, un personaggio molto potente a quei tempi. Però l’edificio originale bruciò a causa del grande incendio di Kyoto del 1249, e quello che si vede attualmente è stato ricostruito nel 1266.

Durante il periodo in cui Kyoto fu capitale del Giappone furono costruiti numerosi edifici imponenti, ma la maggior parte fu distrutta in breve tempo a causa dei frequenti incendi e terremoti. Perciò i carpentieri hanno utilizzato numerose tecniche antisismiche ingegnose nella costruzione di Sanjusangendo, e ancora oggi possiamo ammirare l’edificio eretto nel 1266.

Le mille statue di Senju-Kannon occupano tutto lo spazio interno di Sanjusangendo. Ogni statua ha 11 visi e 40 mani. Tante mani rappresentano le mille mani (senju) con cui Kannon aiuta i mortali.

Centoventiquattro statue sono originali del periodo Heian, le altre sono state ricostruite nel periodo Kamakura impiegando 16 anni.

Si dice che si può trovare una statua che assomiglia a qualsiasi persona che si vuole vedere.
Al centro dell’edificio, in mezzo alle mille immagini di Kannon, è posta una statua di Senju-Kannon seduto considerata patrimonio artistico nazionale. Alta più di 3 metri, è fatta di legno di hinoki (cipresso giapponese), ed è interamente ricoperta da una pellicola di lacca Giapponese.

La statua centrale fu creata dal grande scultore di opere buddiste Tankei e dai suoi allievi durante la ricostruzione nel periodo Kamakura. Si dice che l’equilibrio dell’ intera figura, la determinazione solenne che si percepisce nel volto e l’espressione serena siano caratteristiche delle opere di Tankei.
Davanti alla statua di Tankei ci sono trenta statue di divinità buddiste originarie dell’India antica.

Toshiya e Yakazucho

Toshiya, che significa letteralmente “freccia che che ha colpito il bersaglio”, è una competizione di tiro con l’arco che si svolge all’interno del tempio. Le origini della competizione sono note solo attraverso la leggenda, ma si dice che esistesse già nel periodo Momoyama.

Toshiya si svolge lungo il lato meridionale del padiglione Sanjusangendo: gli arceri si posizionano all’estremità occidentale e tirano frecce a bersagli posti a 120 metri di distanza all’estremità orientale. Si tira un numero stabilito di frecce, e vince chi fa centro il maggior numero di volte. Ci sono varie categorie nella competizione: “Hyakui” (cento tiri), “Sen-i” (mille tiri) eccetera. Nel periodo Edo era popolarissima “Ooyakazu”, una gara in cui si tirava per 24 ore, dalla sera alla stessa ora del giorno seguente.

Nell’antico registro “Yakazucho” sono scritti i nomi dei partecipanti, le date, il numero di tiri, ecc. La voce più antica registra una Ooyakazu dell’aprile 1686, in cui il diciottenne Wasa Daihachiro di Kishu (un territorio che oggi si estende fra la prefettura di Wakayama e la prefettura di Mie) vinse con 8133 centri su 13053 tiri.

Leave A Comment...

*