I giardini giapponesi

February 26, 2009

Nahoko Asada, Izumi Adachi, Haruka Inoue

Differenze tra i giardini italiani e i giardini giapponesi

I giardini italiani si sono sviluppati intorno alle ville. Prima erano per lo più orti e frutteti, ma in seguito sono nate forme diverse. Gli alberi sono un elemento indispensabile dei giardini italiani, perciò vi si coltivano alberi da frutta, alberate e siepi di sempreverdi. Inoltre vi è la tendenza a installare scalinate, statue, fontane e corsi d’aqua per produrre la “meraviglia”.

I giardini giapponesi si sono sviluppati in relazione ai castelli e alle stanze per la cerimonia del tè. In essi vengono espresse in forma concreta le concezioni della setta buddista
della Terra Pura (Jodoshu) e del buddismo Zen. Per esempio, lo stagno rappresenta il mare attraverso cui si arriva al mondo ideale del paradiso buddista.

Nei giardini italiani si possono ammirare gli allestimenti scenografici, mentre nei giardini giapponesi si possono contemplare le idee religiose. Ma nonostante le differenze, ambedue sono opere d’arte di grande interesse.

Le caratteristiche dei giardini giapponesi

I giardini giapponesi in generale hanno un’atmosfera più quieta e raccolta dei giardini occidentali. Non vi si usano molti colori, e le piante e le pietre sono lasciate essere nella loro forma naturale. Questa caratteristica esprime la mentalità tradizionale dei giapponesi. Come si vede chiaramente nello spirito della cerimonia del tè, i giapponesi ammirano la bellezza della natura nel suo stato originario.
Ovviamente i giardini sono pianificati cercando la bellezza ideale, ma l’intervento umano non altera la froma originaria delle piante, lasciando essere le pietre, i colori, e tutti gli elementi così come sono naturalmente.

Nel Giappone antico il giardino era un luogo sacro, e per questo i giapponesi preferivano i giardini semplici e tranquilli ai giardini sontuosi e vivaci. Anche a noi giapponesi moderni piace l’atmosfera raccolta dei giardini tradizionali. Visitandoli in diversi momenti dell’anno vi ammiriamo il mutamento delle stagioni, e contemplandoli mentre beviamo il tè possiamo percepire l’anima della cultura giapponese.

È difficile comprendere l’essenza dei giardini giapponesi guardando soltanto fotografie
o leggendo descrizioni e spiegazioni, e ogni singolo giardino è diverso dagli altri, pur presentando caratteristiche analoghe. Per questo vi raccomandiamo vivamente di visitare di persona vari giardini giapponesi, per poterne percepire l’atmosfera particolare. Quando li visitate non soffermatevi solo sulle piante, ma ammirate anche le pietre. i bambù, gli stagni e tutti gli altri elementi che costituiscono il giardino nel suo insieme.

Anche voi potrete così percepire la vera anima della cultura giapponese.

Giardini famosi a Kyoto

Ryoanji

Il giardino di pietra del tempio Ryoanji è un famosissimo giardino zen, ed è costituito da 15 rocce di varie dimensioni disposte su una superficie di 75 tsubo (circa 240 metri quadri). Questo paesaggio misterioso è stato interpretato in moltissimi modi, e non ci si stanca mai di contemplarlo.

  • Orari di visita:

    1 marzo – 30 novembre, 8:00-17:00;
    1 dicembre –28/29 febbraio, 8:00-16:30.

  • Biglietto d’ingresso al tempio:

    minori di 15 anni 300 yen;
    altri 500 yen.

  • Accesso

    • si prende l’autobus municipale numero 50 dalla stazione di Kyoto di JR,si scende alla fermata dell’università Ritsumeikan e si cammina per circa 7 minuti.
    • si prende l’autobus municipale numero 55 dalla stazione di Omiya della ferrovia Hankyu,si scende alla fermata dell’università Ritumeikan e si cammina per circa 7 minuti.
    • si prende l’autobus municipale numero 59 dalla stazione di Sanjo della ferrovia Keihan e
      si scende alla fermata del Ryoanji.

    Tofukuji

    Il Tofukuji è un tempio che ospita al suo interno numerosi templi secondari e giardini.
    Il giardino di fronte al padiglione Kaizando è costruito attorno a una sorgente e uno stagno, e le increspature della sabbia ricordano una scacchiera. È un famoso giardino del perido centrale dell’epoca Edo che armonizza lo stile del buddismo Zen con lo stile delle residenze dei samurai.
    Ci sono inoltre i quattro giardini dello Hojo, ricostruiti nel 1890. Tra di essi si segnala il giardino di pietra a sud del padiglione, le cui onde nella sabbia rappresentano il mare in tempesta.

  • Orario di visita:

    9:00-16:30 (si può entrare fino alle 16:00).

  • Biglietti d’ingresso:

    • Tsutenbashi/Kaizando
      minori di 15 anni 300 yen, altri 400 yen;
    • giardino Hojo
      minori di 15 anni 300 yen, altri 400 yen.
  • Accesso:

    • linea ferroviaria JR Nara/ linea Keihan,
      si scende alla stazione di Tofukuji, il tempio è a10 minuti di cammino in direzione sud-est;
    • autobus municipali numero 202, 207 e 208, si scende alla fermata Tofukuji.

Honen-in

by Kanako Morita






Lo Honen-in si trova a Sakyo-ku, la parte orientale di Kyoto, ai piedi del monte Zenki. Salendo per il viale d’accesso lastricato in lenta perdenza, si può vedere il grande portale del tempio con un caratteristico tetto in rami di bambù in stile semplice ed elegante. Molti alberi e varie piante circondano il tempio, conferendogli un’atmosfera tranquilla. In autunno vi si può ammirare la belezza delle foglie secche d’acero rosse e gialle.

Il giardino del tempio

白砂壇 Byakusadan (le terrazze di sabbia bianca)

Entrando dal portale, su entrambe i lati si vedono due terrazze di sabbia bianca. Esse rappresentano l’acqua, e passarvi in mezzo significa purificare il corpo e la mente per entrare nel luogo sacro.
Sulle terrazze sono disegnate figure stilizzate che esprimono il movimento dell’acqua, onde e vortici, oppure piante stagionali.
Stando in piedi davanti alle terrazze e volgendosi verso il portale d’ingresso, ci si accorge che il portale è più in alto rispetto al punto in cui ci si trova. Questa differenza di altezza simboleggia la linea di demarcazione tra il mondo profano e il luogo sacro.
Una volta c’erano cinque terrazze, ma nel periodo Taisho ne sono state disfatte tre per allargare lo stagno.

講堂 Kodo (la sala per le lezioni)

Originariamente era una grande stanza da bagno costruita nel 1694. Nel 1977 l’interno è stato rinnovato, e ora è usata per conferenze, mostre o concerti.

 Foto: Katsuhiko Mizuno
方丈 Hojo (il padiglione per gli ospiti)

Questo edificio è stato trasportato da Fushimi, dove originariamente si trovava. Nel diciasettesimo secolo era la dimora dell’Imperatore Gosai. Sulle porte scorrevoli di carta ci sono dipinti di Mitsunobu Karino, un famoso pittore del periodo Azuchi-Momoyama.

方丈庭園 Hojo teien (il giardino Hojo)

Questo giardino è tipico dello stile della setta Jodo. Ci sono uno stagno e un ponte che rappresentano l’aldilà e questo mondo. Nel giardino c’è una pietra che simbolizza la statua di Amida.
本堂Hondo (il padiglione principale)

Nella sala si trovano le statue di Amida, il Budda della misericordia, del fondatore della setta Honen e del fondatore del tempio Manmuosho.

La storia 

Honen, il fondatore della setta buddista Jodo-shu, costruì un eremo in questo luogo, e vi eseguì la cerimonia chiamata “rokuji-raisan” (六時礼賛, la cerimonia delle sei) con i suoi allievi Juren e Anraku. È un rito in cui si invoca il Budda Amida recitando il “Namu Amidabutsu” alle sei di ogni mattina e di ogni sera. All’inizio del tredicesimo secolo (periodo Kamakura), la dottrina di Honen si diffuse ampiamente fra il popolo, essendo basata sul semplice principio che “è sufficiente rispettare la propria natura e invocare il Budda Amida per fare una morte serena”, facile da capire anche per le persone incolte.
Ma nel dicembre 1206 le principesse Matsumushi e Suzumushi, due dame di corte dell’ex imperatore Goshirakawa influenzate dalla dottrina di Honen, si fecero monache buddiste. I due discepoli di Honen che gli avevano insegnato la dottrina furono condannati a morte, e lo stesso Honen fu mandato al confino a Oki (oggi nella prefettura di Shimane). Questo avvenimento è noto come “Kenei no honan” (建永の法難), dove “Kenei” è il nome di un’era all’inizio del periodo Kamakura, e “honan” significa persecuzione per proselitismo. L’eremo perse il suo fondatore e cadde in rovina.
Nel 1680 un bonzo del Chion-in, oggi il tempio principale della setta Jodo-shu, Manmu-osho, decise di costruire un tempio nel luogo scelto da Honen per l’eremo. Lo Honen-in che esiste ai giorni nostri fu costruito da un suo discepolo.

Il fondatore


Honen (Honenshonin, 法然上人) nacque a Mimasaka (oggi prefettura di Okayama). A nove anni abbandonò il mondo per diventare monaco buddista nel prestigioso tempio del monte Hiei, in conformità al testamento del padre. A 43 anni formulò la dottrina del “senju-nenbutsu” (専修念仏), secondo la quale se si invoca il Budda Amida recitando il “Namu Amidabutsu” con sincerità e purezza di cuore è possible raggiungere il paradiso della Terra Pura dopo la morte. Nel 1175 Honen fondò la setta Jodo-shu a Higashiyama-Yoshimizu (oggi la sede del Chion-in). All’inizio del 1200 cominciò la pratica religiosa a Shishigatani (oggi la sede dello Honen-in). A quell’epoca la sua dottrina era molto originale rispetto a quelle delle sette precedenti, ragione per cui subì molte persecuzioni. Honen lasciò il tempio del monte Hiei per diffondere tra il popolo il buddismo, che fino ad allora in Giappone era stato una dottrina oscura e cerimoniosa riservata agli aristocratici.

Il cimitero

Accanto al giardino c’è il cimitero in cui si trovano le tombe di famosi scrittori e letterati. Per esempio c’è la tomba di Jun-ichiro Tanizaki, il famosissimo scrittore del periodo Taisho. Nella sua opera “Diario di un vecchio pazzo” (“Futen-rojin Nikki”) ha celebrato la tranquillità perfetta. Anche Hajime Kawakami, illustre economista e letterato, riposa qui.

Informazioni 

Si può entrare allo Honen-in dalle 6 fino alle 16. Ogni anno in aprile e novembre c’è un periodo in cui viene aperto al pubblico l’interno di un edificio che non è normalmente visibile. A parte questi periodi, l’ingresso è gratuito.

Per arrivare allo Honen-in ci vogliono solo 10 minuti a piedi dalla zona centrale di Kyoto. Vale senz’altro la pena visitarlo anche per godere della tranquillità celebrata da Tanizaki e per ammirare la belleza della natura nelle varie stagioni.