Yokai Street

January 22, 2013

Ami Ikeda, Eriko Okuno

 

A Kyoto c’e’ una strada chiamata Yokai Street, la strada dei mostri.

Una volta all’anno in questa strada, che in realtà si chiama via Ichijoji, si tiene una parata in costume di mostri giapponesi. Anche il 20 ottobre di quest’anno tanti mostri sono sfilati nella zona commerciale della strada dalle 18:30 alle 19:30.

La parata dei mostri del 20/10/2012

La parata dei mostri del 20/10/2012

Di solito si possono vedere alcuni ornamenti sul tema dei mostri esposti davanti a negozi della strada, come questi pupazzi a forma di mostro davanti a una panetteria e a un negozio di fiori.

Inoltre vi si tiene il mercato delle pulci di arte chiamato MONONOKE ICHI cinque volte all’anno, in cui si vendono tante mercanzie collegate ai mostri. Lungo la strada vari negozi ispirati alla tradizione dei mostri si susseguono l’uno dopo l’altro: YOKAI KOROKKE, che vende crocchette giapponesi, YOKAI RAMEN, che vende gli spaghetti cinesi in brodo chiamati appunto “ramen”, e YOKAI TAKOYAKI, che vende i “takoyaki”, un piatto tradizionale di Osaka fatto con il polpo.

I MOSTRI GIAPPONESI

La tradizione dei mostri giapponese è molto antica.

Nello TSUKUMOGAMI EMAKI, un rotolo dipinto che raffigura storie e antiche leggende, si dice che nell’ Epoca Heian (794-1194) quando si facevano le grandi pulizie annuali si gettavano tanti oggetti vecchi. Però tali oggetti conoscevano le tecniche segrete dell'”onmyodo”, cioè della magia di origine cinese basata sullo Yin e Yang, come si addice a oggetti usati nella superstiziosissima Kyoto antica! Grazie a tale conoscenza, gli oggetti si trasformavano in mostri, riunendosi in bande per vendicarsi degli esseri umani che li avevano gettati via.

Questi mostri vengono chiamati TSUKUMOGAMI. Essi si sono potuti trasformare in mostri grazie al Dio delle trasformazioni, e quindi ogni anno fanno una festa (“matsuri” in giapponese) per ringraziarlo. La parata dei mostri chiamata HYAKKI YAGYO (la sfilata notturna dei cento mostri) è parte di questa festa.

Mostri giapponesi

Mostri giapponesi

 

 

Il santuario di Kitano Tenmangu

Minami Kudo

北野天満宮

Moltissimi studenti giapponesi visitano i santuari tenmangu (chiamati anche tenjinsha o tenjinja), un tipo di santuario scintoista dedicato al dio dello studio, Sugawarano Michizane (菅原道真), un personaggio veramente esistito nel periodo Heian, chiamato comunemente Tenjin-sama. Molte persone li visitano in febbraio, perché nel keidai, o recinto sacro, ci sono tanti pruni giapponesi, albero amato da Sugawarano Michizane, che fioriscono proprio in quel mese.

Ci sono ben dodicimila santuari tenmangu sparsi in tutto il Giappone, e gli esaminandi li visitano pregando per il successo negli esami. Uno dei più importanti e famosi è il santuario di Kitano Tenmangu a Kyoto.



L’origine del santuario di Kitano Tenmangu

Questo santuario, che si trova in Ukon-no-baba a Kitano, un’area di Kyoto, risale alla metà del periodo Heian. È dedicato allo spirito di Michizane come dio della pacificazione del paese. Michizane fu uno scrittore di talento, si applicò assiduamente agli studi e si distinse per le sue capacità, e per questo lo si venera come dio dello studio. Lo spirito di Tenjin-sama venerato a Kitano Tenmangu nel periodo Edo era venerato anche come protettore e ispiratore degli studi nelle terakoya, scuole elementari private per il popolo.
Michizane era un funzionario di alto rango del periodo Heian, ma essendo stato accusato ingiustamente fu esiliato al Dazaifu, una sorta di ministero degli esteri in un’isolata località del Kyushu, e vi morì triste e in solitudine. Dopo la sua morte si verificarono molti disastri a Kyoto, tempeste, piogge torrenziali, fulmini spaventosi, e i funzionari che lo avevano fatto esiliare morirono uno dopo l’altro. Questi eventi furono attribuiti all’ira dello spirito di Michizane, e per placarlo gli fu dedicato Kitano Tenmangu, nel luogo dove originarmente sorgeva il santuario del dio del tuono.
Sulla base delle caratteristiche che ebbe in vita e dopop la morte, Michizane è venerato come dio dell’agricoltura che fa piovere, dio della sincerità, dio che aiuta a discolparsi dalle false accuse, dio dello studio, della poesia waka, della calligrafia giapponese shodo e della letteratura.


Ume, il pruno giapponese

A Michizane piaceva il pruno giapponese, e quando lasciò la sua dimora di Kyoto per recarsi in esilio al Dazaifu compose una famosa poesia waka: 東風吹かば 匂ひおこせよ 梅の花 主なしとて 春を忘るな “Fiori dei pruni, non dimenticate la primavera senza di me, fiorite profumatamente quando arriva il vento dall’oriente.” Per questo ci sono circa duemila pruni giapponesi di cinquanta varietà diverse nel recinto sacro keidai. A febbraio il parco dei pruni è aperto al pubblico, e si possono ammirare i bellisimi fiori che fioriscono a profusione in bianco, rosso chiaro, rosso vivo e rosso scuro. In seguito le prugne degli alberi sono raccolte, seccate al sole e distribuite come oobukuume (大福梅), un portafortuna di capodanno.



Kitano Tenmangu (il santuario di Kitano Tenmangu) 北野天満宮

Divinità: Sugawarano Michizane
Acceso: autobus numero 50 o 101 dalla stazione JR di Kyoto;
51 o 203 dalla stazione della metropolitana di Imadegawa;
55 dalla stazione Hankyu di Omiya.
Si scende a Kitanotenmangu-mae.
Tel: 075-461-0005
Sito:http://www.kitanotenmangu.or.jp/

Materiale di consultazione
『週刊 京都を歩く no.31』 2004年
http://www.kitanotenmangu.or.jp/top.html

Sanjusangendo

Hiroyuki Hamamoto


Sanjusangendo è il nome con cui è conosciuto un tempio buddista che contiene un famoso edificio costruito per ospitare mille statue del bodhisattva Kannon (Avalokiteshvara). Il nome formale del tempio è Rengeoin, e Sanjusangendo è propriamente il nome dell’edificio principale.

Il nome Sanjusangendo, “Il padiglione dei 33 spazi”, è derivato da una caratteristica architettonica: ci sono 33 spazi fra i pilastri della facciata. Il numero allude al numero delle manifestazioni di Kannon, il bodhisattva compassionevole che assume 33 diverse forme per poter salvare tutti gli esseri umani.

L’imperatore Goshirakawa lo fece originariamente costruire all’interno di uno dei suoi palazzi nella seconda metà del periodo Heian, con l’aiuto finanziario di Taira no Kiyomori, un personaggio molto potente a quei tempi. Però l’edificio originale bruciò a causa del grande incendio di Kyoto del 1249, e quello che si vede attualmente è stato ricostruito nel 1266.

Durante il periodo in cui Kyoto fu capitale del Giappone furono costruiti numerosi edifici imponenti, ma la maggior parte fu distrutta in breve tempo a causa dei frequenti incendi e terremoti. Perciò i carpentieri hanno utilizzato numerose tecniche antisismiche ingegnose nella costruzione di Sanjusangendo, e ancora oggi possiamo ammirare l’edificio eretto nel 1266.

Le mille statue di Senju-Kannon occupano tutto lo spazio interno di Sanjusangendo. Ogni statua ha 11 visi e 40 mani. Tante mani rappresentano le mille mani (senju) con cui Kannon aiuta i mortali.

Centoventiquattro statue sono originali del periodo Heian, le altre sono state ricostruite nel periodo Kamakura impiegando 16 anni.

Si dice che si può trovare una statua che assomiglia a qualsiasi persona che si vuole vedere.
Al centro dell’edificio, in mezzo alle mille immagini di Kannon, è posta una statua di Senju-Kannon seduto considerata patrimonio artistico nazionale. Alta più di 3 metri, è fatta di legno di hinoki (cipresso giapponese), ed è interamente ricoperta da una pellicola di lacca Giapponese.

La statua centrale fu creata dal grande scultore di opere buddiste Tankei e dai suoi allievi durante la ricostruzione nel periodo Kamakura. Si dice che l’equilibrio dell’ intera figura, la determinazione solenne che si percepisce nel volto e l’espressione serena siano caratteristiche delle opere di Tankei.
Davanti alla statua di Tankei ci sono trenta statue di divinità buddiste originarie dell’India antica.

Toshiya e Yakazucho

Toshiya, che significa letteralmente “freccia che che ha colpito il bersaglio”, è una competizione di tiro con l’arco che si svolge all’interno del tempio. Le origini della competizione sono note solo attraverso la leggenda, ma si dice che esistesse già nel periodo Momoyama.

Toshiya si svolge lungo il lato meridionale del padiglione Sanjusangendo: gli arceri si posizionano all’estremità occidentale e tirano frecce a bersagli posti a 120 metri di distanza all’estremità orientale. Si tira un numero stabilito di frecce, e vince chi fa centro il maggior numero di volte. Ci sono varie categorie nella competizione: “Hyakui” (cento tiri), “Sen-i” (mille tiri) eccetera. Nel periodo Edo era popolarissima “Ooyakazu”, una gara in cui si tirava per 24 ore, dalla sera alla stessa ora del giorno seguente.

Nell’antico registro “Yakazucho” sono scritti i nomi dei partecipanti, le date, il numero di tiri, ecc. La voce più antica registra una Ooyakazu dell’aprile 1686, in cui il diciottenne Wasa Daihachiro di Kishu (un territorio che oggi si estende fra la prefettura di Wakayama e la prefettura di Mie) vinse con 8133 centri su 13053 tiri.

Ninna ji

Sayaka Toyota


Ninna ji
(Il tempio Ninna)

Il tempio Ninna si trova nella parte occidentale di Kyoto. Fu costruito nell’888, e prosperò a lungo essendo sotto la protezione della nobiltà e della famiglia imperiale dalla metà del periodo Heian (794-1183) fino al periodo Kamakura (1183-1333). Ma in seguito cadde in disgrazia e fu distrutto dal fuoco durante la n“Onin no ran” (la guerra di Onin, combattuta a Kyoto dal 1467 al 1477). La popolazione si mobilitò per ricostruirlo, ma la ricostruzione avvenne solo nel 1634, circa 100 anni dopo la guerra di Onin. Nel 1994 è stato dichiarato patrimonio culturale dell’umanità dall’UNESCO. Al suo interno ci sono numerosi tesori nazionali e monumenti di grande importanza storica.

Omurozakura (i fiori di ciliegio di Omuro)

“Omuro” è il nome della località dove si trova il tempio Ninna. Ci sono circa 200 ciliegi di Omuro nel giardino del tempio. L’altezza dei ciliegi è di appena 2 o 3 metri, e i fiori sbocciano a poche decine di centimetri da terra. Il suolo è formato da un basamento roccioso, perciò le radici dei ciliegi non possono penetrare a fondo e per mantenere l’equilibrio l’altezza degli alberi è proporzionale alla profondità delle radici. La piena fioritura dei ciliegi di Omuro dura dalla metà all’ultima decade di aprile. È una fioritura tardiva, e per questo Omurozakura è il ciliegio che annuncia la fine della stagione della fioritura. Nel 1925 il giardino dei ciliegi del tempio è stato ufficialmente dichiarato paesaggio protetto.

Reiho kan

È aperto al pubblico ogni primavera e autunno, e vi si possono vedere i tesori del tempio, come per esempio sculture considerate tesori nazionali.

Tesori nazionali

Kindo

Quest’edificio fu originariamente costruito nel palazzo imperiale di Kyoto nel periodo Momoyama (nella seconda metà del sedicesimo secolo), e fu trasferito e ricostruito nel Ninna ji nei primi anni del periodo Edo (1603-1867).

Monumenti di grande importanza storica

Goju no to
(La pagoda a cinque piani)


Questa pagoda fu costruita nel 1644. È alta 36 metri, e le dimensioni di ogni tetto sono quasi uguali. Normalmente non è aperta al pubblico.

Kannon do


È un edificio costruito nei primi anni del periodo Edo. Vi sono numerose statue di Budda all’interno. Normalmente non è aperto al pubblico.

Shoro (Il campanile)

Fu costruito nel periodo Edo.




Niomon

È un portale ricostruito fra il 1637 e il 1644. Ai lati, come spesso nei portali dei templi buddisti, sono poste a guardia del tempio due grandi statue di divinità protettrici (Nio, re Deva).


Chumon

Portale costruito nel periodo Edo, anche ai suoi lati vi sono due statue di divinità protettrici.
L’ingresso al giardino è solitamente gratuito, ma a pagamento durante la fioritura dei ciliegi. I prezzi variano a seconda dello stadio di fioritura.
Il giardino del tempio è aperto dalle 7:30 alle 16:30.

L’ingresso all’edificio chiamato Goten costa 500 yen per gli adulti e 300 yen per i minori tra 6 e 15 anni.
Il “Goten” è aperto dalle 9 alle 16:30, e vi si può entrare fino alle 16.

L’ingresso al Reiho kan costa 500 yen per gli adulti e 300 yen per i minori tra 6 e 18 anni.
È aperto al pubblico ogni primavera e autunno, dal 1 aprile alla fine di maggio e dal 1 ottobre al 23 novembre.

Foto dell’autrice.

Abe no Seimei

Hiroyuki Hamamoto

 

Abe no Seimei è un onmyoji (un praticante delle tecniche magiche e divinatorie cinesi dello Yin e Yang, In e Yo in giapponese) molto famoso nel periodo Heian, il periodo in cui Kyoto, allora chiamata Heian Kyo, era la capitale politica e culturale del Giappone.

Non si sa con precisione quando nacque, ma è riportato che morì a 85 anni il 31 ottobre 1005, perciò si può suppore che sia nato nel 921.

Aveva una conoscenza eccellente delle tecniche dell’onmyodo, che era considerato la scienza suprema a quell’epoca. Le sue gesta sono state narrate come atti misteriosi e hanno prodotto tanti episodi leggendari.

Secondo l’albero genealogico della famiglia Abe che è stato tramandato, Seimei sarebbe nato a Abeno in Settsu (ai giorni nostri la circoscrizione di Abeno nel comune di Osaka) come figlio di Abe no Masuki (Abe no Yasuna), un nobile di basso rango. Non c’è alcun resoconto affidabile della sua infanzia, ma si dice che abbia studiato l’onmyodo con il maestro Kamo no Tadayuki e il figlio Yasunari.

L’onmyoji


Foto del simbolo dello Yin e YangIl simbolo dello Yin e Yang 

Si dice che l’onmyoji abbia due volti.

Da un lato è uno scienziato che fa osservazioni astronomiche e stabilisce il calendario con la tecnica dello in-yo-gogyosetsu trasmessa dalla Cina. Dall’altro è un mago che legge gli auspici per divinare la buona e la cattiva sorte e sottomette i demoni shikigami alla propria volontà.

Nel testo classico Konjaku-monogatari-shu si trova la seguente descrizione:

“Una giorno in cui Seimei da piccolo uscì al seguito di Kamo no Tadayuki, si accorse di demoni orrendi che venivano verso di loro. Seimei svegliò Tadayuki che dormiva nel carro e, protetti dai suoi scongiuri, superarono quella situazione critica.”

Tadayuki, impressionato dal talento di Seimei, gli avrebbe in seguito insegnato tutte le arti dell’onmyodo.

 

I genitori di Seimei

Si tramanda che la madre di Seimei era una volpe Bianca, come risulta dal seguente brano:

“Più di mille anni fa, all’epoca dell’imperatore Suzaku, un bell’uomo chiamato Abe no Yasuna abitava ad Abeno in Settsu. Suo padre era il padrone delle terre intorno, ma i territori gli furono confiscati a causa di un inganno. Yasuna decise di andare al santuario Shinodanomori-kuzunoha-inari(Kuzunoha-inari nel bosco di Shinoda) ogni giorno a pregare per la sua promozione per riscattare il buon nome della famiglia.

Un giorno, al ritorno dalle preghiere al santuario, una volpe bianca che scappava dai cacciatori venne verso di lui. Yasuna misericordioso la nascose tra i cespugli e sedette su una pietra come se stesse riposando. I cacciatori arrivarono rumorosi e gli dissero:

“Non hai veduto la volpe bianca che stiamo inseguendo? Devi averla veduta senz’altro.”

Ma Yasuna non disse nulla, perciò lo picchiarono e cadde a terra.

Dopo che i cacciatori se ne furono andati a cercare altrove, una bella donna apparve e si prese cura di lui.

“Mi chiamo Kuzunoha e abito in questo bosco. Ti accompagna a casa tua.”

Yasuna avvertì qualcosa di strano ma non poté pensarci a causa del dolore. Da quella notte, mentre soffriva per il dolore e la febbre, non poté fare a meno di pensare a Kuzunoha.

Qualche giorno dopo, con grande gioia di Yasuna, Kuzunoha arrivò senza preavviso e cominciò a curarlo. Grazie a lei Yasuna guarì quasi completamente. Lei rimase a casa sua e, passati l’estate e l’autunno, alla fine di quell’anno diede alla luce un bambino.

Il tempo passò in fretta, e il figlio Dojimaru(il nome di Seimei da bambino) compì cinque anni. Un giorno a metà dell’autunno di quell’anno, Kuzunoha sedeva lambita da una brezza piacevole, guardando i crisantemi che fiorivano nel giardino mentre faceva addormentare Dojimaru, e non si accorse di stare rivelando la sua vera figura di volpe bianca.

“Mamma, ho paura!”

Era ormai troppo tardi quando si accorse dell’invocazione di Dojimaru, il quale cominciò a piangere.

Quella notte Kuzunoha, che aveva deciso di andarsene, raccontò la verità per filo e per segno a Dojimaru mentre lui dormiva.

“Dojimaru, ricordati quel che ti dico, originariamente non ero un essere umano, ma una volpe che tuo padre Yasuna salvò dai cacciatori. È stato per riscattare il nome della sua famiglia che mi sono trasformata in donna per ordine di Inaridaimyojin e abbiamo avuto un bambino, te. Ma l’amore di madre e di moglie è uguale anche nel mondo degli animali. Avrei voluto restare qui fino a quando tu compirai dieci anni, ma ormai è impossibile. Cresci come una persona morale, diligente e fedele al padre. Ti affido questa preziosa palla magica. Se la porterai sempre con te, ti aiuterà”

Si alzò per andarsene, ma rimase a piangere per un po’ per la tristezza dell’addio.”

La volpe è venerata come un animale che ha poteri spirituali. E Seimei, avendo come madre una volpe Bianca, diventò un grande onmyoji.