Tè a Kyoto

November 13, 2018


Studiando le lingue straniere abbiamo spesso occasione di incontrare studenti di altri paesi che vengono a studiare il giapponese. Spesso gli studenti stranieri dicono che gli piace molto il maccha, il tè verde in polvere usato nella cerimonia del tè, e ci chiedono se conosciamo negozi dove si può comprare del maccha di qualità. Per questo pensiamo che molti stranieri siano interessati al tè giapponese, e vi vogliamo parlare del tè che si produce a Kyoto. Il tè è uno dei prodotti tradizionali più famosi del Giappone, essendo associato non solo alla cucina ma anche alle arti e alla cultura, come dimostrato dalla cerimonia del tè. Il tè più famoso e rinomato del Giappone è quello che si produce nella prefettura di Kyoto, in particolare quello prodotto nella cittadina di Uji. Altri tè famosi sono il tè di Shizuoka e il tè di Sayama, ma quello di Uji vanta la tradizione più antica ed è considerato il migliore da molti. Gustosità è veramente fresco.

Nel 1191, durante l’epoca Kamakura, il monaco buddista Eisai tornando dalla Cina portò in Giappone, assieme a testi del buddismo Zen, i primi semi di tè, e fu iniziata la coltivazione de tè di Uji. Nel successivo periodo Muromachi Ashikaga lo shogun Yoshimitsu fece avviare tante piantagioni di tè e la produzione e la diffusione del tè si espansero notevolmente. Il tè non veniva bevuto semplicemente per assaporarne il gusto, ma anche come occasine per intrattenere ospiti e socializzare. I questo periodo il tè di Uji divenne famoso come il tè per eccellenza, al punto che si diffuse l’epressione “Chi dice tè dice Uji” (お茶は宇治). Sia i membri della famiglia dello shogun che i membri della famiglia imperiale cominciarono infatti a usare esclusivamente il tè di Uji, consolidandone la fama di tè di alta qualità.
Pe rla contivazione del tè sono necessari più di 1300 mm di pioggia in un anno e una temperatura media circa 14°-16°. Queste condizioni rendono Kyoto e Uji idelai per la coltivazione. Inoltre se l’escursione termica tra il giorno e la notte è ampia l’aroma del te diventa migliore, e anche questa caratteristica rende il tè di Uji eccellente.
Ci sono otto tipi diversi di Ujicha, cioè tè di Uji. Hojicha e genmaicha sono i piu economici e anche quelli con il gusto meno particolare e quindi più apprezzabili per i non intenditori. Siccome l’aspetto è simile, spesso si pensa erroneamente che queste due varietà di tè non idfferiscano molto, ma in realtà sono prodotte con foglie diverse. Le foglie sono molto scure, quindi si pensa che abbiano un gusto molto aspro e amaro, ma in realtà siccome sono arrostite a lungo perdono molta caffeina e molti tannini, quindi hanno un gusto leggero e sono facilmente bevibili. Il genmaicha ha un aroma diverso perché vi si aggiunge riso integrale (genmai) torrefatto. Il tè gyokuro è il più raffinato fra tutte le varietà di tè giapponese, ed è molto rinomato per il gusto eccellente che si dà alla bevanda anche in piccole quantità. Anche il tè kariganecha è molto rinomato. È prodotto con il gambo delle foglie di gyokuro, che contengono molti dei principi attivi che danno un sapore dolce all’infusione. Il tè maccha è prodotto facendo seccare le foglie stufae a vapore e polverizzandole. Più la qualità è alta, più il tè ha un gusto forte e un aroma ricco. Mentre gli altri tipi di tè sono usati in infusione, nel caso del maccha la foglia intera polverizzata viene sciolta in acqua calda e ingerita, quindi il tè maccha contiene tutti i principi attivi della foglia.

Riho Yamashita

Yuko Hoshide

Kosuke Harada

Kennin-ji

Shota Komegaw,a Shohei Takaso, Masaki Saito

建仁寺

Kennin-ji è il tempio zen più antico a Kyoto, costruito circa 800 anni fa, durante il periodo Kamakura.
Vi vogliamo parlare di tre opere interessanti che si trovano a Kennin-ji e meritano di essere viste.

≪Paravento del Dio del vento e del Dio del tuono≫

Il pittore Tawaraya Sotatsu ha dipinto questo paravento nel 17esimo secolo (periodo Edo in Giappone). Era un pittore della scuola Rin, e questa è la sua opera più importante, considerata tesoro nazionale. Misura 169.8×154.5 cm., ed è una delle opere più famose nella storia dell’arte giapponese. Quando i giapponesi immaginano gli Dei del vento e del tuono, anche oggi li immaginano sempre come sono raffigurati in questo paravento. Purtroppo non è rimasto alcun documento antico relativo all’opera. Quello che colpisce maggiormente chi la guarda è l’espressione al tempo stesso felice e minacciosa degli Dei.

≪Giardino di ○△□≫

Che cosa significa ○△□??
Queste figure significano le forme che danno origine al cosmo e simbolizzano i quattro elementi (terra, acqua, fuoco, vento) del buddismo Zen.
○ rappresenta l’acqua. Al centro del giardino c’è un circolo con una camelia.
△ rappresenta il fuoco. Il giardino è coperto di sabbia bianca ammucchiata in forma di triangolo.
□ rappresenta la terra. Nel giardino c’è un pozzo con un coperchio di bambù quadrato.
In questo momento il lettore si starà probabilmente chiedendo dov’è il vento.
Il vento è l’aria nel giardino. Il vento non si può vedere, e quindi neppure rappresentare con una figura geometrica. Nel giardino di ○△□ si può avvertire l’energia che vibra nello spazio cosmico.

≪Soryu‐zu≫

Nell’anno 2002, per celebrare gli 8oo anni dalla fondazione del tempio, il pittore Junsaku Koizumi ha dipinto su un soffitto un’opera chiamata Soryu-zu. Le dimensioni sono 11.4×15.7 m., ed è dipinto su robusta carta giapponese con un’inchiostro chiamato teikunbo.
A volta un drago è dipinto sui soffitti dei templi Zen come protettore della pratica del buddismo. Viene inoltre coniderato un dio d’acqua, e siccome si pensa che faccia piovere, si paragona la pioggia che arricchisce la terra all’insegnamento del buddismo che arricchisce la mente dei novizi. Ma fino a pochi anni fa non era stato dipinto niente sul soffitto del Kennin-ji. Perciò Soryu-zu è il primo soffitto dipinto nella storia del tempio dalla sua fondaziojne.
Di solito viene dipinto un solo drago, ma qui si vede l’immagine dinamica di due draghi aggrovigliati che occupano l’intero soffitto. Non rappresenta di una lotta fra due draghi, bensì la loro armoniosa unione.

Sanjusangendo

Hiroyuki Hamamoto


Sanjusangendo è il nome con cui è conosciuto un tempio buddista che contiene un famoso edificio costruito per ospitare mille statue del bodhisattva Kannon (Avalokiteshvara). Il nome formale del tempio è Rengeoin, e Sanjusangendo è propriamente il nome dell’edificio principale.

Il nome Sanjusangendo, “Il padiglione dei 33 spazi”, è derivato da una caratteristica architettonica: ci sono 33 spazi fra i pilastri della facciata. Il numero allude al numero delle manifestazioni di Kannon, il bodhisattva compassionevole che assume 33 diverse forme per poter salvare tutti gli esseri umani.

L’imperatore Goshirakawa lo fece originariamente costruire all’interno di uno dei suoi palazzi nella seconda metà del periodo Heian, con l’aiuto finanziario di Taira no Kiyomori, un personaggio molto potente a quei tempi. Però l’edificio originale bruciò a causa del grande incendio di Kyoto del 1249, e quello che si vede attualmente è stato ricostruito nel 1266.

Durante il periodo in cui Kyoto fu capitale del Giappone furono costruiti numerosi edifici imponenti, ma la maggior parte fu distrutta in breve tempo a causa dei frequenti incendi e terremoti. Perciò i carpentieri hanno utilizzato numerose tecniche antisismiche ingegnose nella costruzione di Sanjusangendo, e ancora oggi possiamo ammirare l’edificio eretto nel 1266.

Le mille statue di Senju-Kannon occupano tutto lo spazio interno di Sanjusangendo. Ogni statua ha 11 visi e 40 mani. Tante mani rappresentano le mille mani (senju) con cui Kannon aiuta i mortali.

Centoventiquattro statue sono originali del periodo Heian, le altre sono state ricostruite nel periodo Kamakura impiegando 16 anni.

Si dice che si può trovare una statua che assomiglia a qualsiasi persona che si vuole vedere.
Al centro dell’edificio, in mezzo alle mille immagini di Kannon, è posta una statua di Senju-Kannon seduto considerata patrimonio artistico nazionale. Alta più di 3 metri, è fatta di legno di hinoki (cipresso giapponese), ed è interamente ricoperta da una pellicola di lacca Giapponese.

La statua centrale fu creata dal grande scultore di opere buddiste Tankei e dai suoi allievi durante la ricostruzione nel periodo Kamakura. Si dice che l’equilibrio dell’ intera figura, la determinazione solenne che si percepisce nel volto e l’espressione serena siano caratteristiche delle opere di Tankei.
Davanti alla statua di Tankei ci sono trenta statue di divinità buddiste originarie dell’India antica.

Toshiya e Yakazucho

Toshiya, che significa letteralmente “freccia che che ha colpito il bersaglio”, è una competizione di tiro con l’arco che si svolge all’interno del tempio. Le origini della competizione sono note solo attraverso la leggenda, ma si dice che esistesse già nel periodo Momoyama.

Toshiya si svolge lungo il lato meridionale del padiglione Sanjusangendo: gli arceri si posizionano all’estremità occidentale e tirano frecce a bersagli posti a 120 metri di distanza all’estremità orientale. Si tira un numero stabilito di frecce, e vince chi fa centro il maggior numero di volte. Ci sono varie categorie nella competizione: “Hyakui” (cento tiri), “Sen-i” (mille tiri) eccetera. Nel periodo Edo era popolarissima “Ooyakazu”, una gara in cui si tirava per 24 ore, dalla sera alla stessa ora del giorno seguente.

Nell’antico registro “Yakazucho” sono scritti i nomi dei partecipanti, le date, il numero di tiri, ecc. La voce più antica registra una Ooyakazu dell’aprile 1686, in cui il diciottenne Wasa Daihachiro di Kishu (un territorio che oggi si estende fra la prefettura di Wakayama e la prefettura di Mie) vinse con 8133 centri su 13053 tiri.