Il ramen di Men Bistro Nakano

June 1, 2018

Yuji Yamazaki, Yuto Masuda

Il ramen è un piatto che ormai rappresenta il Giappone nel mondo, ed è conosciuto e apprezzato quasi quanto la pasta.

Il ramen è infatti uno dei piatti più noti della cucina giapponese moderna, insieme al riso al curry e alla cotoletta di maiale. Grazie al boom di interesse per il ramen, recentemente le maggiori catene di ristoranti di ramen giapponesi hanno aumentato il numero di filiali all’estero.

 

〇La storia del Ramen

1697: Secondo una tradizione, Mito Komon è il primo giapponese a mangiare gli spaghetti cinesi. Il letterato confuciano cinese Zhu Zhiyu (Shu Shunshu nella lettura giapponese) viene in Giappone, e per ringraziare Mito Komon dell’ospitalità gli fa assaggiare una zuppa di tagliatelle cinesi di grano. Tuttavia per lungo tempo le tagliatelle cinesi non si diffondono tra la gente comune.

1859: Con l’apertura del paese entrano in Giappone molti stranieri, e con loro arrivano varie cucine di oltreoceano. In seguito a questo fenomeno, le tagliatelle cinesi cominciano a diffondersi in Giappone.

1870: Il primo ristorante cinese del Giappone appere nell’insediamento per stranieri di Yokohama.

1899: Con l’abolizione degli insediamenti per stranieri comincia a diffondersi tra i giapponesi la cucina cinese, compresi i piatti a base di tagliatelle cinesi.

1910: Apre il primo ristorante di ramen giapponese, Rairaiken ad Asakusa, un quartiere nel centro di Tokyo, che unisce i piatti cinesi a base di tagliatelle e la cultura culinaria giapponese.

1923: A causa del grande terremoto del Kanto, i ristoranti di ramen che si trovavano principalmente a Tokyo e Yokohama si spargono in tutto il paese. A causa della distruzione degli edifici, aumenta il numero delle bancarelle, tra cui molti ristoranti di ramen.

1939: Inizia la seconda guerra mondiale e molti ristoranti di ramen devono chiudere. Alcuni di essi riapriranno dopo la fine della guerra.

1945: Dopo la guerra il ramen ricomincia a diffondersi in ogni parte del Giappone.

1958: Viene lanciato sul meracto il primo ramen istantaneo “Nissin Chicken Ramen”. Fino a questo momento il ramen era generalmente chiamato “shina soba” (“tagliatelle cinesi”), ma grazie al ramen istantaneo ora si diffonde il termine “ramen”.

 

〇Il nome del Ramen

La parola giapponese ramen è generalmente scritta “ramen”, ma a volte  è scritta “raumen” e “raamen”. Raramente sono ancora usate le espressioni “soba cinese” e “shina soba”, ma si tratta dello stesso tipo di piatto chiamato con nomi diversi. Non si usa invece più il primo nome dato al ramen in Giappone, “Nankin soba” (tagliatelle di Nanchino).

 

〇I ramen a Kyoto

La preparazione del ramen è diversa nelle varie zone del Giappone, e i ramen mangiati in una particolare area sono chiamati ramen locali.

A Kyoto ci sono molti ristoranti di ramen famosi, in particolare nella zona di Ichijoji-Higashioji nel quartiere di Sakyo-ku. A csusa della competizione fra i vari ristoranti, questa zona è  soprannominata “il campo di battaglia dei ramen”.

〇Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

 

Vi presentiamo dunque un ristorante di ramen del “campo di battaglia dei ramen”, Men Bistro Nakano, che fa un ramen un po’ particolare. Ha aperto tre anni fa con il nome Shimafukuro (シマフクロウ), e dopo un anno hanno cambiato il nome in Men Bistro Nakano (麺 ビストロ Nakano).

Il brodo di questo ristorante è un brodo alla francese, in quanto sono usate erbe aromatiche usate nella cucina francese per insaporirlo: alloro, bouquet garni ecc. Le erbe aromatiche attenuano il gusto forte della carne e del pesce e danno al brodo un sapore più delicato.

Naturalmente ci sono anche ingredienti tipici della cucina giapponese, per avvicinare il gusto al palato dei giapponesi.

 

Il ramen con salsa di soia nera (黒しょうゆめん)  ¥750

Il ramen con salsa di soia nera (黒しょうゆめん)  ¥750

 

Il ramen con la zuppa pomodoro alla trippa (トリッパ入りとまとめん) ¥900

Il ramen con brodo di pomodoro alla trippa (トリッパ入りとまとめん) ¥900

 

Molto particolare nel menu di Men Bistro Nakano è il ramen con il brodo pomodoro alla trippa, preparato in un brodo di pomodoro al sapore di basilico, e le tagliatelle sono elastiche come l’udon. La trippa è fresca, e il brodo di pomodoro ne attenua il gusto che per alcuni è un po’ sgradevole, quindi hanno un sapore abbastanza delicato. Anche se l’accostamento di ramen e trippa sembra strano a prima vista, mangiandolo non abbiamo avuto nessun problema.

 

Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

 

Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

 

Men Bistro Nakano

Men Bistro Nakano

 

■Indirizzo

Nishinishikikojicho 269 Nakagyoku Kyotoshi

■Tel.

075-241-0907

■Orario

11:30~15:00 , 18:00~22:00

■Giorno di chiusura

Lunedì

■Sito web

http://menbistronakano.net/001.html

Ninna-ji e le storie ambientate al Ninna-ji

Yoshiki Tanabe, Koga Ohashi

Una mappa storica del Ninnaji

 

Il Ninna-ji (仁和寺)

Il tempio di Ninna si trova a Omuro, circoscrizione di Ukyo, nel Comune di Kyoto. È il tempio principale della eetta buddista Shingon Omuro. È stato edificato nell’ 888 (quarto anno del periodo Ninna secondo il calendario tradizionale).

 

Le strutture architettoniche

Il tempio consiste di sette edifici , due giardini e una costruzione adibita alla cerimonia del tè.

Il parco settentrionale(北庭)

 

Il giardino meridionale(南庭)

 

Un corridoio di collegamento (渡り廊下)

 

La porta dei messaggeri imperiali (勅使門)

 

 

Come arrivarci

Il tempio Ninna si trova nella parte occidentale di Kyoto, e ci si può arrivare con i mezzi pubblici dalla stazione di Kyoto, siccome è troppo lontano per arrivarci a piedi. Il mezzo di trasporto più veloce è il tassì: ci vuole circa mezz’ora e costa circa 2500 yen. Altrimenti ci si può arrivare in treno seguendo vari itinerari: si può prendere la linea Sagano di JR dalla stazione di Kyoto alla stazione di Hanazono e poi camminare per 25 minuti fino al tempio. Bisogna camminare molto, ma costa solo 200 yen. Ci si può andare anche in autobus, prendendo il numero 26 dell’azienda municipale (gli autobus di colore verde). Ci vuole 1 ora e costa 230 yen.

 

Storie ambientate al Ninna-ji

 

Yosida Kenko

Il monaco di Ninna-ji (仁和寺にある法師)

“Il monaco di Ninnna-ji ” è una storia compresa nell’opera Tsureduregusa (徒然草 Momenti d’ozio)   scritto dal monaco Kenkohoshi (Yoshida Kenko). Parla di un monaco del tempio di Ninna che vuole visitatare il santuario scintoista di Iwashimizu una volta prima di diventare vecchio. Quando finalmente si decide, va al luogo dove si trova il santuario e visita il santuario di Koura e il tempio buddista di Gokuraku. Durante la visita nota meravigliato che molti pellegrini salgono sulla cima di un monte, ma pensando di avere raggiunto il suo scopo decide di non salire. Al ritorno chiede se qualcuno sa perché tanti pellegrini salgono sul monte, e un monaco gli spiega che il santuario più importante si trova sulla cima del monte, e  lui non essendoci salito è tornato dal pellegrinaggio senza senza veramente fare quello che si era prefisso. Se avesse chiesto prima di partire, il compagno gli avrebbe spiegato la situazione e lui avrebbe potuto realizzzare il suo desiderio. La morale della storia è che nella vita bisogna avere l’umiltà di chiedere e seguire i consigli delle persone più esperte di noi.

Detective Conan

Anche in Italia è noto il Detective di Conan, un famoso personaggio dei manga giapponesi. Nel cartone animato Detective Conan : La mappa del mistero Conan va al Ninna-ji.

 

porta interna Ninnaji

La porta interna (中門)

 

porta tempio ninnaji

La porta dei due re (二王門)

 

Ema

Minami Kudo

EMA (絵馬)
Quando si va in un santuario scintoista, si vede un’area dove sono appese tante tavolette di legno. Questa scena puó apparire molto curiosa, ma è comune a ogni santuario scintoista. Che cosa sono queste tavolette di legno? Si chianano ema, e sono tavolette votive che si offrono agli dei per ringraziarli per ascoltare le nostre preghiere. Si scrive un desiderio sul verso della tavoletta e la si offre al santuario. Per esempio, al santuario scintoista di Kitano Tennmangu dedicato al dio degli studi, Sugawarano Michizane, ci sono tanti ema per pregare il successo nello studio.
In generale hanno forma pentagonale, come le stelle, e sulla superficie sono dipinti tanti tipi di immagini. In particolare ci sono tanti ema su cui sono raffigurati gli animali di eto ( 干支 i segni dell’oroscopo nel calendario astrologico cinese).

La storia degli ema

Al giorno d’oggi il disegno degli ema è vario, ma originariamente vi si disegnava un cavallo. Da qui deriva il nome, che significa letteralmente cavallo disegnato. Nell’antichità si usava sacrificare cavalli perché si pensava che il cavallo fosse sacro in quanto mezzo di trasporto degli dei. Nel testo antico Shokunihongii (続日本紀), seguito della famosa narrazione storico-mitologica di Nihonshokii (日本書紀), sono registrate offerte di cavalli alle divinità dell’acqua in periodi di siccità o pioggia torrenziale: per impetrare la pioggia si offriva un cavallo nero, e per fermare la pioggia torrenziale un cavallo rosso. Ma col tempo divenne difficile sacrificare un cavallo vivente, e progressivamente lo si sostituì con modelli di cavalli in legno, in terra o in carta. Si conservano ancora le registrazioni di offerte di ema di carta (色紙絵馬) nel periodo Heian al santuario scintoista di Kitano Tenmangu. Nel successivo periodo Kamakura si cominciarono a raffigurare altri soggetti oltre ai cavalli, e nel periodo Azuchi Momoyama i fedeli facoltosi, per esempio i signori feudali daimyo o i ricchi mercanti, facevano a gara a offrire ema di elevata qualità artistica. Nel periodo Edo diventarono di moda ema più piccoli, e questa è l’origine degli ema usati oggi.
Nell’antichità inoltre gli ema erano offerti per preghiere pubbliche, ma nel periodo Edo le preghiere divennero più personali: la guarigione di una malattia, il parto senza difficoltà, la crescita sana dei bambini e il benessere della famiglia ecc. Nello stesso periodo il disegno degli ema cominciò a essere scelto in relazione al contenuto della preghiera.

Per vedere molti ema, si può visitare Yoshida Jinja (il santuario di Yoshida).
Divinità: Takemikazuchinomikoto
Iwahinushinomikoto
Amenokoyanenomikoto
Himegami
Acceso: si può prendere l’autobus 203 e scendere a Kyodai-Nogakubumae e camminare per 5 minuti, o l’autobus 206 e scendere a Kyodai-Seimonmae e camminare per 5 minuti.
Tel: 075-771-3788
Sito:http://www5.ocn.ne.jp/~yosida/
Blog: http://blogs.yahoo.co.jp/yosidajinnjya

Risciò

Haruho Furukawa, Risa Yokouchi

人力車

 


Il risciò, in giapponese jinrikisha, rikisha o jinriki, è una carrozza leggera per passeggeri a due ruote tirata da una persona, chiamato shafu.
Ci sono risciò a un posto e a due posti, ma la maggior parte dei risciò che si usano oggi in Giappone sono a un posto. Di solito un risciò è tirato da un solo shafu, ma una volta, a secondo delle circostanze, poteva essere tirato da più persone. Per esempio, quando i passeggeri avevano fretta, due o più shafu tiravano contemporaneamente, o talvolta qualcuno tirava e gli altri spingevano. E vi erano anche casi in cui diversi shafusi davano il cambio nella stessa corsa.

Dall’epoca Meiji all’epoca Taisho, tra la seconda metà dell’’800 e l’inizio del ‘900, il risciò era usato come normale mezzo di trasporto. Ma a partire dall’inizio dell’epoca Showa il numero dei risciò è molto diminuito, sia nelle città principali sia nei centri minori.
Nel dopoguerra c’è stato un ritorno temporaneo al risciò dovuto alla scarsità del combustibile, Ma oggi il risciò non è più usato come mezzo di trasporto generale, ma solo per turismo.
Il vero mestiere dello shafu oggi è la guida turistica, quindi per poter diventare conduttori di risciò bisogna imparare la storia e le caratteristiche dei templi e dei monumenti della zona a cui si è assegnati: nel caso di Kyoto, Kiyomizu, Arashiyama ecc. Le lezioni di storia e cultura per gli shafu sono tenute da monaci e sacerdoti dei templi e dei santuari in questione.
I turisti noleggiano un risciò per girare luoghi turistici famosi, e lo shafu fa da cicerone.
A Kyoto ci sono 100 risciò, e ognuno prende nome da un nume tutelare o dalle caratteristiche della zona in cui opera. Si possono noleggiare ad Arashiyama e nelle circoscrizioni di Higashiyama e Sakyoku.
Inoltre si possono vedere vecchi risciò restaurati, o repliche, nei musei dei mezzi di trasporto o della cultura materiale, in quanto si trattava dei normali veicoli usati all’inizio del Giappone moderno.

La storia

Si pensa che i risciò che si usano oggi in Giappone e nel mondo siano nati all’inizio dell’epoca Meiji, nel 1868. Si crede che Izumi Yosuke, Takayama Kosuke e Suzuki Tokujiro ne siano stati gli inventori. L’idea del risciò tirato da un uomo sarebbe nata osservando una carrozza tirata da cavalli a Tokyo.
Nel 1870 la prefettura di Tokyo concesse ai tre inventori il permesso di produrre e vendere risciò, a condizione che non fossero lussuosi, e che nel caso di incidenti si assumessero la responsabilità. Inoltre chiunque acquistasse un risciò da terzi doveva prima ottenere il permesso dei tre inventori. Nello stesso anno si cominciarono a rilasciare patenti di guida per risciò.
Entro il 1872 scomparvero i 10.000 palanchini che erano stati usati fino ad allora per il trasporto di passeggeri a Tokyo, e al loro posto si diffusero 40.000 risciò, che divennero in questo modo il mezzo di trasporto tipico del Giappone..

Le tariffe dei risciò turistici

La tariffa di base per dieci minuti, compresa la guida turistica, è di 1000-2000 yen a persona, ma ci sono varie possibilità: 15 minuti, 30 minuti, 60 minuti, risciò riservato e così via. Inoltre il percorso dipende dalle richieste dei passeggeri, per esempio è possibile scegliere il tragitto nei limiti del tempo o della distanza stabilita.
Tre persone possono salire su un risciò per due passegeri, ma poiché diventa molto pesante la tariffa aumenta notevolmente.

Il risciò e lo shafu