Il padiglione d’Oro

September 28, 2007

Takatomo Kaihara

Kinkakuji (Rokuonji)

La storia

A partire dall’ottavo secolo, molti nobili di Kyoto fecero edificare numerose ville a Kitayama, una zona che si trova a nord-ovest della città. Particolarmente sontuosa si dice fosse quella che il ministro Saionji no Kintsune (conosciuto anche come Fujiwara no Kintsune) costruì nel 1224. Molti anni più tardi, lo shogun Yoshimitsu Ashikaga, dopo aver rinunciato al suo incarico, entrò in possesso di Kitayama e lì fece costruire e stabilì la propria dimora. Alla sua morte, avvenuta nel 1408, il figlio di Yoshimitsu, in conformità alla volontà del padre, trasformò la sua proprietà in un tempio Zen, che prese il nome di Rokuonji. In seguito, durante la guerra di Ōnin che imperversò a Kyoto dal 1467 al 1477, fu interamente distrutto dal fuoco per poi essere successivamente ricostruito nel periodo Momoyama, e arrivare così, grazie anche a numerosi restauri, fino ai nostri giorni.

Kinkaku (Shariden)


All’interno di Rokuonji si trova il padiglione Shariden, noto a tutti con il nome di “Padiglione d’Oro” perché quasi interamente dorato. In cima al tetto è stata collocata una statua d’oro raffigurante una fenice, uccello al quale l’antica mitologia cinese attribuiva poteri straordinari. Il Padiglione ha tre piani, ciascuno dei quali costruito in uno stile architettonico diverso: il piano terra è in stile Shinden, il secondo piano è in stile Buze e il terzo è in stile Karayo. Il risultato della commistione dei tre stili è un insieme ben armonizzato. Nel 1950 il Padiglione è stato distrutto da un incendio doloso, ma cinque anni dopo è stato ricostruito in modo completamente fedele all’originale.

Il pino a forma di barca


Nell’ampio parco di Rokuonji si trova uno dei pini più belli di Kyoto, un pino a forma di barca, volto a ovest per rappresentare il viaggio delle anime verso il paradiso buddista della terra pura d’occidente.

La cascata di Ryumon


All’interno del parco di Rokuonji c’è anche una cascata, chiamata Ryumon. Ai piedi della cascata è stata posta una larga pietra per commemorare la mitica impresa di un pesce che, secondo una leggenda cinese, risalì una cascata e divenne un drago.

Anmintaku


Un’altra attrazione del parco è Anmintaku, un laghetto al cui interno si trova un isolotto su cui sorge una pagoda interamente in pietra, chiamata “la tomba del serpente bianco”.

Sekkatei

Infine, all’interno di Rokuonji, si può visitare il Sekkatei, ovvero un chiosco adibito alla cerimonia del tè, il cui nome significa letteralmente “il Kinkaku è bello al tramonto”. Davanti al chiosco c’è un piccolo giardino nel quale si trovano ancor oggi una lanterna di pietra e una scodella per raccogliere l’acqua che Yoshimasa, il nipote di Yoshimitsu, usava abitualmente.

Murin-an

Mami Tanaka, Junko Morimoto


Murin-an è il nome di una villa che originariamente il Principe Aritomo Yamagata aveva fatto costruire a Kiyamachi, tra il 1894 e il 1896. La villa che vediamo ora e che ha lo stesso nome fu fatta costruire successivamente e fu completata solo dopo la guerra russo-giapponese(1904-1905). Il nome deriva in parte da quello di un’altra abitazione che il Principe Aritomo aveva precedentemente fatto edificare nel Choshu e che si chiamava “So-an”, ovvero “la casa semplice e piccola”.

Dopo aver attraversato la porta del muro di recinzione che circonda Murin-an, si possono vedere a sinistra un palazzo in stile occidentale a due piani, costruito nel 1990, e a destra la casa principale in stile giapponese e interamente di legno, nella quale i visitatori possono bere il tè. In mezzo ai due edifici c’è un ampio giardino, che fu particolarmente amato dal Principe Aritomo e che fu realizzato sotto la sua supervisione dal maestro Tihei Ogawa, nello stile tradizionale dei giardini Meiji.



La sala adibita alla cerimonia del tè è stata costruita nello stile della scuola Yabunouci. Al primo piano del palazzo in stile occidentale c’è una pittura in stile Karino.

Nella villa ebbe lungo un episodio famoso nella storia del Giappone moderno. Il 21 aprile 1903 il Principe Aritomo Yamagata, il Primo Ministro Hirobumi Ito, Taro Katura e Jutaro Kobayashi vi si riunirono per stabilire le linee guida della strategia diplomatica del Giappone alla vigilia del conflitto con la Russia.

Nanzen-ji

Risa Takahashi Natsumi, Yamamoto, Yumi Yoshida

Il Tempio Nanzen




1. La Storia

La storia del Nanzen-ji ha origine nel 1291, anno in cui l’imperatore Kameyama decise di trasformare la sua villa in un tempio Zen, affidandolo alle cure di Mukan Fumon che ne divenne l’Abate fondatore. Nel 1385 il Nanzen-ji fu proclamato dal generale Yoshimitsu Ashikaga il più importante tra i cosiddetti “gozan” (letteralmente “cinque montagne”), ossia i templi Zen principali di Kyoto: Tenryu, Shokoku, Kennin, Tofuku e Manju. Nel corso della sua storia è stato distrutto dal fuoco per ben tre volte (nel 1393, nel 1447 e nel 1467). Gli edifici che vediamo oggi sono stati costruiti nel periodo Edo.

2. San Mon (i tre cancelli)

Il monumentale portale d’ingresso, alto circa ventidue metri, fu fatto costruire nel 1628 dal generale Todo Takatora per commemorare i soldati caduti nella battaglia del Castello di Osaka. Il portale è famoso per una scena di un’opera del teatro kabuki in cui un personaggio storico di nome Ishikawa Goemon lo guarda ammirato ripetendo: “Che magnifico panorama!” (Zekkei kana! Zekkei kana!)

3. Hojo

La residenza è composta da due edifici, il Piccolo e il Grande Hojo, considerati tesori artistici nazionali. Nel Grande Hoijo (Dai-Hoijo) si possono ammirare alcuni meravigliosi fusuma (pannelli di legno scorrevoli rivestiti di carta) decorati nello stile dei seguaci di Karino.
4. Toranoko-watashi no Niwa (il Giardino del Guado del Cucciolo di Tigre)

Davanti alla residenza dell’Abate si trova un giardino chiamato “delle tigri che attraversano il fiume” perché al suo interno sono state collocate due pietre, una grande e una più piccola, che simboleggiano una tigre adulta che sta aiutando un cucciolo ad attraversare il fiume, rappresentato dalla ghiaia.
5. Nyoshin Tei (il giardino del cuore)

Davanti a Hojo si trova anche un altro giardino secco (karesansui), chiamato “del cuore” perché al suo interno ci sono alcune pietre disposte in modo da formare il carattere cinese che significa “cuore”, “anima” (心). Il carattere esprime la pace dello spirito che si può ottenere contemplando il giardino.
4. Suiro Kaku (l’acquedotto)

È un ponte di mattoni rossi, costruito nel periodo Meiji, che assomiglia a un acquedotto romano e che porta a Kyoto l’acqua che proviene dal lago Biwa, attraversando il Nanzen-ji.